Collana Fernandel

Paolo Nori, Le cose non sono le cose


Le cose non sono le cose

Rassegna stampa


  • «Questo libro non è che uno schizzo d'inchiostro perduto nella vastità di una pianura sconfinata» (Giuseppe Marchetti, «La Gazzetta di Parma», 6 aprile 1999)

  • «C'è un lunatico geniale sulla via Emilia» (Marco Drago, «La Stampa - Tuttolibri», 15 aprile 1999)

  • «In copertina ci voglio l'autore e la sua band» (Marco Belpoliti, «Alias», 8 maggio 1999)

  • «Probabilmente ne sentiremo parlare ancora molto presto» (Matteo B. Bianchi, «Pulp», 8 maggio 1999)

  • «Radiodown di un proletariato colto» (Andrea Cortellessa, «L'Indice dei libri del mese», maggio 2000)

  • Pagine: 160
    Isbn: 9788887433043
    Collana: Fernandel
    Data di pubblicazione: 1 febbraio 1999



    Il primo romanzo di Palo Nori, il primo capitolo della saga di Learco Ferrari

    Learco Ferrari è un aspirante scrittore che tenta con ogni mezzo di pubblicare il suo romanzo. Per campare lavora come traduttore dal russo, anche se questo lavoro non gli piace. Per fortuna suona la tromba nei Bogoncelli, un gruppo letterario-musicale che sembra uscito da un film dei fratelli Marx. Con un linguaggio originale e dissacrante Paolo Nori ci racconta una storia di resistenza umana, il tentativo di non scendere a compromessi con la quotidianità.

    Paolo Nori è nato a Parma nel 1963. Ha esordito con Le cose non sono le cose , a cui sono seguiti tanti altri libri che hanno avuto per protagonista Learco Ferrari: Bassotuba non c'è (Deriveapprodi 1999, poi Einaudi 2000), Spinoza (Einaudi 2000), Diavoli (Einaudi 2001), Grandi ustionati (Einaudi 2001), Si chiama Francesca, questo romanzo (Einaudi 2002), Gli scarti (Feltrinelli 2003) e diversi altri.
    Wikipedia gli dedica una pagina: http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Nori.

    Qui sotto: Paolo Nori in una foto della fine degli anni Novanta, davanti alla Due cavalli protagonista dell'incidente di cui si parla in Grandi ustionati.

    Paolo Nori

    Mi chiamo Learco e suono la tromba


    Mi chiamo Learco e suono la tromba. Non suono molto bene, ho cominciato che avevo già una certa età. La tromba è uno strumento difficile, non so se avete mai provato. Io, quando ci soffiavo dentro le prime volte, non succedeva niente. Dopo ho imparato un po' a farla suonare, però ogni tanto faccio ancora delle stecche abbastanza impressionanti. Comunque sono riuscito a trovare un gruppo in cui suonare, anche se non è che possa proprio vantarmi del mio gruppo. Siamo in quattro, Mario alla fisarmonica, il signor Tanzi al basso, Gabriele, detto Miasma, al chitarroncello e io alla tromba.
    Mario è malato. È un megalomane, crede di essere tutto lui. Ma non per modo di dire, lui è malato davvero. Mi ricordo al concerto di Torricella. Purtroppo non so cosa, sarà stata l'umidità, sta di fatto che il concerto è iniziato con una stonatura di tromba che ha fatto un'impressione bruttissima. Il padrone ha cominciato a gridare Che musica di merda! e il pubblico ha cominciato a guardarci con un'aria come per dire Andate via prima che sia troppo tardi. Be', Mario poi, alla fine, era mortificato. Diceva Ho steccato, ho steccato, ho rovinato il concerto, mi dispiace.
    Un'altra volta viene alle prove tutto contrito Cos'hai?, gli chiediamo e lui Mi ha mollato la morosa. Noi abbiamo pensato È andato, perché la morosa non ce l'aveva. Be', tutta una giornata a sospirare, a mormorare Te quiero, Luz de mi vida, poi abbiamo saputo che un suo amico aveva chiesto alla sua ragazza spagnola di sposarlo e lei gli aveva risposto Te scuerdi e l'aveva piantato. Adesso Mario si è messo a dipingere acquerelli e a svegliarsi al mattino prestissimo e ad andare a trovare tutta la gente che conosce a degli orari insoliti, tipo le otto del mattino, e a lamentarsi che non sa cosa fare, è successo dopo che suo babbo è andato in pensione.
    Il signor Tanzi, il bassista, è convinto di essere un comico e cerca di inserire nei nostri spettacoli le sue battute penose. Dice che non capisce la nostra resistenza al suo prepotente umorismo e sostiene che io e Mario siamo invidiosi del suo talento e facciamo di tutto per stornare l'attenzione del pubblico. Si lamenta per esempio del fatto che, quando arrivano le giornaliste per intervistarci, le giornaliste naturalmente si dirigono verso di noi, che è un indice di carisma e magnetismo animale, e a lui e a Miasma non fanno nessuna domanda. Una volta una giornalista ci ha chiesto, a me e a Mario, "Che progetti avete?". Tanzi, che faceva finta di passare di lì per caso, ha sentito e ha infilato il suo testone sorridente sul tavolino e ha detto "Costruire autostrade!".
    La copertina della prima edizione
    Putroppo Tanzi ci serve, perché porta l'impianto ed è l'unico che ci capisce qualcosa nelle questioni tecniche, microfoni, amplificatori. Lui se n'è reso conto e se ne approfitta, e mentre monta l'impianto ci costringe ad ascoltare le sue battute. "Lo sapete perché in Italia la giustizia è così lenta?" chiede. "No, Tanzi, non lo sappiamo". "Per farsi raggiungere dall'aministia. E be', perché non ridete, non vi piace?". "No, Tanzi, ci piace" "Certo, ci piace" "Ridiamo silenziosamente". "Ah, mi sembrava" dice Tanzi mentre, con calma, monta il primo microfono. "Allora se siete d'accordo ve la ripeto, così la imparate anche voi e possiamo inserirla nello spettacolo, magari recitata a più voci. Siete d'accordo?". "Ma, Tanzi, non so" "Intendiamoci, è una bella battuta, ma è un po' troppo d'attualità" "Noi facciamo cose più estemporanee". "Cose estemporanee? I grandi perché! Chissà perché i poveri non hanno spiccioli, hanno soltanto pochi soldi? Chissà perché le persone di carattere hanno quasi sempre un pessimo carattere? Chissà perché ancora nessuno ha pensato di inventare un antiaperitivo per combattere la fame nel mondo? Chissà perché il tutto oggi non basta più? Chissà perché tutti gli arrivati provengono dai partiti?2 E be', perché non ridete?".
    Gabriele, detto Miasma, è uno dei tipi più strani che conosco. Ha tutti degli strumenti strani dentro delle buste di plastica, ascolta delle musiche strane, legge dei libri strani e, soprattutto, mangia delle cose strane. Questo non è senza conseguenze. Una volta che abbiamo suonato al circolo Guatelli di Riccò di Fornovo, che è piuttosto piccolo, ha riempito il circolo di scoregge, non ci stava più niente. La gente cercava di entrare, veniva respinta da una specie di scudo stellare.
    Un'altra volta, a Reggio Emilia, mi si avvicina sul palco con una busta di plastica aperta e mi dice "Annusa, non senti odore di aceto?". Dentro quella busta tiene le percussioni, i richiami per gli animali, gli strumenti strani, "Odore di calzini sporchi", gli dico. Passa qualche secondo e viene ancora da me, tutto sorridente con la busta aperta, mi dice "Guarda". Gli strumenti non ci sono più, in fondo alla busta c'è lo scheletro putrefatto di una banana; "Miasma", gli dico. Lui tutto contento si avvicina a Mario e gli dice "Guarda", gli apre la busta sotto gli occhi e scoppia a ridere. Scende dal palco, va dalla padrona del locale, le apre la busta sotto il naso, le dice "Guarda" e scoppia a ridere tutto contento.
    Comunque, andiamo avanti, staremo a vedere cosa succede. Se avete bisogno di noi, noi siamo nella nostra stanzetta che aspettiamo che ci chiamate, Miasma che rutta, scoreggia, si scaccola e mangia le caccole, Tanzi che monta e smonta gli impianti e racconta le barzellette, io che con la tromba faccio le scale, do re mi fa sol la si do, Mario che risponde al telefono e dice "Pronto, sono Mario. Io rutto, scoreggio, mi scaccolo e mangio le caccole. Io monto e smonto gli impianti e racconto le barzellette. Io con la tromba faccio le scale do re mi fa sol la si do. Pronto! Pronto!". [...]

    I libri di Paolo Nori pubblicati da Fernandel: