Collana Fernandel

Alberto Ragni, Giorni felici


Giorni felici
Pagine: 128
Isbn: 9788887433173
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: aprile 2001


«Stile impeccabile, si ha la sensazione che ogni parola usata sia effettivamente l'unica (la più giusta) che fosse possibile scegliere»

Giorni felici è il romanzo di un ragazzo innamorato. Da qualche parte in Romagna Luca fa il cassiere in un'agenzia ippica, un luogo claustrofobico popolato di sognatori delusi, attaccabrighe, comici senza intenzione, e dev'essere per questo che, in fondo, un po' ci si è affezionato. Il sentimento di Luca per Corinna nasce da uno scambio di lettere, e va avanti con lui che si fa trascinare un po' dappertutto pur di starle vicino. Per i genitori Luca è un figlio degenere, una specie di comunista. Dentro o fuori dal Buddy Buddy (il suo cineclub e il suo rifugio), Luca sente che qualcosa di inatteso può sempre accadere. Il che non farà della vita una sequenza di "giorni felici", ma almeno una sua ironica approssimazione.
In copertina: un collage di Marco Mercanti

Alberto Ragni

Alberto Ragni è nato nel 1963 a Forlimpopoli (Forlì). Ha fatto diversi lavori - pianista di folk romagnolo, impiegato comunale, operaio agricolo addetto allo scarico delle barbabietole, eccetera. Da qualche anno è insegnante - assai precario - nelle scuole materne comunali di Cesena. Ha pubblicato poesie e racconti brevissimi su riviste quali "Fernandel", "Storie", "Tratti". Giorni felici è il suo primo romanzo, a cui sono seguiti Orchestra Tramonti (Scritturapura, 2005), Cera per le sirene (Scritturapura, 2008), e Ti dico un segreto (Cavallo di Ferro, 2013).

Come inizia


Era l'estate dell'89, io mi buttavo giù a forza dal letto ogni mattina alle sei e andavo a scaricare camion di cocomeri a cottimo, per un'azienda di Bertinoro. Be', azienda: si trattava di una coppia di fratelli di Rieti, due giovialoni con certe magliette lerce, che rifornivano i chioschi del forlivese rispettando metà delle leggi, e in barba all'altra metà. Avevo imparato a disporre i cocomeri in grandi gabbie cubiche di metallo, facendo in modo che il verde brillante dei più maturi rivestisse l'esterno, coprendo quelli scadenti. Nel pomeriggio leggevo gialli Mondadori di seconda mano - Stuart Kaminski, Ross MacDonald, Ed McBain - e ascoltavo vecchi dischi, soprattutto Kinks e Small Faces. Lasciai perdere i cocomeri quando il dolore alle braccia si fece insostenibile - trentuno levatacce più tardi. Poi affrontai finalmente l'esame di storia del cinema/2.
Il 27 settembre compii venticinque anni. [...]

Recensione di Seia Montanelli
  • Giorni felici apre e (chiude) una finestra sulla vita di alcuni personaggi e li mostra nello scorrere delle loro esistenze. Il protagonista del romanzo è Luca, un quasi ventiseienne romagnolo che si ritrova a fare il cassiere in un’agenzia ippica e a fingere di presentarsi ai colloqui che gli procura suo padre, con l’intenzione di farsi assumere davvero. Nel frattempo si innamora di Corinna un’aspirante attrice triestina che ha conosciuto, per via epistolare e che poi incontra più volte, innamorandosene perdutamente. Attorno al protagonista si muove poi, un nutrito gruppo di comprimari, per lo più i clienti dell’agenzia ippica, eccentrici e stralunati, quasi tutti presentati attraverso dei bizzarri soprannomi e solo lievemente abbozzati. L’autore, tratteggiando con brevi accenni questi personaggi, delineando vagamente le loro vite, crea nel lettore la sensazione che esista un mondo parallelo – quello delle agenzie ippiche e dei suoi scommettitori – che gli è assolutamente sconosciuto. Il tono leggero utilizzato per dipingere un personaggio semplice, e sfaccettato allo stesso tempo, come quello di Luca, e per abbozzare le comparse che gli girano intorno - tanto stralunati da acquisire uno spessore inaspettato – non solo carpisce le immediate simpatie del lettore, con dialoghi veloci e battute ironiche e mai cattive, ma nasconde in realtà, uno sguardo lucido sulla vita, i sogni e le possibilità (volontà?) di realizzarli. Lo stile semplice e confidenziale, ma impeccabile suggerisce la netta sensazione che ogni parola usata in ogni singola frase, sia effettivamente l'unica (la più giusta) che fosse possibile scegliere. (In questo senso è uno dei romanzi più curati che io abbia letto nella narrativa italiana degli ultimi dieci anni, troppo spesso sciatta e imprecisa). Il romanzo è così un incantevole ritratto di un ragazzo come tanti, che non pretende nulla dal mondo ma aspetta costantemente che succeda qualcosa e I Giorni felici del titolo forse, sono così quelli che verranno, o si spera arriveranno.