Collana Fernandel

Marco Salvador, Il maestro di giustizia


Il maestro di giustizia
Marco Salvador
Pagine: 192
Isbn: 9788887433876
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: giugno 2006



L’eutanasia è sempre un crimine?

Abbandonata alla nascita, sballottata da un orfanotrofio all’altro, grazie alla sua avvenenza e intelligenza a diciott’anni Natalìa viene accolta nel palazzo presidenziale di Ceausescu. È fra i privilegiati e, neppure ventenne, conquista un posto di rilievo nei servizi segreti. Diviene un maestro di giustizia, un’esperta nell’infliggere torture e morte. Poi il crollo del regime rumeno e la fuga in Italia, dove si costruisce una nuova vita. Con i soldi sottratti al regime e con l’aiuto di tre ex colleghi, Natalìa apre a Venezia un’agenzia di servizi ai limiti della legalità: toglie dai guai gente disposta a pagare per non essere coinvolta in scandali infamanti. È una donna disillusa, gelida e infelice. Di se stessa ha portato in salvo solo l’imene, che difende come una cosa sacra, nonostante una sessualità prorompente che la spinge ad ogni forma di masturbazione, etero e lesbo. Quando Natalìa incontra Jules, le loro disperazioni trovano sollievo l’una nell’altra e nasce un vero amore. Per Natalìa è il primo, un amore quasi adolescenziale nel quale sacrifica la tanto protetta verginità. Per Jules è l’amore insperato, un amare di nuovo quando credeva che non sarebbe più stato possibile. Ma la felicità dura solo pochi mesi, fino a che Jules scopre di avere un cancro al cervello... (Copertina di Luca De Luise).
Il maestro di giustizia può essere letto semplicemente come un romanzo d’azione, con un tema portante che è quello dello spionaggio internazionale. Ma soprattutto può essere letto come un romanzo che affronta con coraggio e in modo anticonformista temi etici scottanti e di stretta attualità come quelli dell’eutanasia. Siamo liberi di scegliere la morte quando ci accorgiamo che non è più possibile vivere una vita degna di questo nome? Per Natalìa dare la morte all’amato diventa un gesto di generosità, che si contrappone all’egoismo di chi vorrebbe mantenere a qualunque costo accanto a sé colui che soffre, oltre ogni possibile speranza.

Marco Salvador è nato a San Lorenzo (Pn), nella casa dove ancora vive. Per Piemme ha pubblicato diversi romanzi storici di successo, fra cui (Il Longobardo, 2004; La vendetta del Longobardo, 2005; L’ultimo longobardo, 2006). Per Fernandel La casa del quarto comandamento (2004) e Il maestro di giustizia.

Come inizia

Ho avuto un grande Maestro. Mi spiace non poterne fare il nome. Ma è vecchio, piuttosto malconcio. Non voglio creargli problemi. L’ultima volta l’ho incontrato ad Amburgo, dove si è ritirato. Ci siamo seduti in un bar sulla Holstenwall. Gli occhi pallidi fissi sulla vetrata appannata e dagli angoli incrostati di neve, il grosso naso nella tazza di tè fumante, mi ha pregato di non cercarlo più. Gli devo molto, rispetterò il suo desiderio. Anche se in questo momento avrei bisogno dei suoi consigli. Comunque ho deciso di seguirne uno che mi diede anni fa: “Se ti ritrovi in una situazione apparentemente senza via d’uscita, nasconditi e metti su carta gli eventi che ti hanno intrappolato; scrivi tutto come fosse un racconto, ma rivivi i momenti senza falsarli con sentimenti o convinzioni posteriori ai fatti. Rileggendo troverai l’errore, e con esso il rimedio”. [...]

Rassegna stampa

Breve intervista a Marco Salvador

Dopo La casa del quarto comandamento, un altro romanzo di impegno civile che affronta un tema delicato e di attualità.
Ogni tanto ne sento il bisogno, soprattutto quando mi irrita il modo con il quale si tratta o si ignora un particolare problema. Degli anziani nelle case di riposo, di come vivono e vengono trattati, importa a pochi perché, come il carcere, la maggioranza pensa che non li riguardi. Invece poi molti ci finiscono in quei posti, e piangono. In questo nuovo romanzo, più dell’eutanasia, a me interessava il diritto a una morte dignitosa. E alle volte l’eutanasia è l’unico mezzo per garantire quella dignità.

Il maestro di giustizia può essere letto semplicemente come un romanzo d’azione che ruota attorno allo spionaggio internazionale. È un modo per mascherare la crudezza del vero tema portante, quello dell’eutanasia?
No, è semplicemente un espediente letterario. Non sopporto chi annoia, perciò ho creato una storia e dei personaggi (che spero siano intriganti) solo per parlare dell’eutanasia senza annoiare con noiose elucubrazioni. Inoltre il problema è delicatissimo, difficile e complicato. Meglio offrire un caso ipotetico, senza pretendere di dare giudizi o esprimere convinzioni.

Può l’eutanasia rappresentare una forma estrema di amore?
L’eutanasia, se data direttamente, è una forma estrema d’amore. Uccidere chi si ama è un tale controsenso che l’atto pretende una sublimazione. Il pericolo sta nella ‘delega’ all’eutanasia. Per questo nel mio romanzo ho voluto un personaggio che l’eutanasia chiede in piena lucidità e libertà “se…”. E un altro personaggio disposto a darla direttamente quando le condizioni di quel “se” c’erano tutte, e che comunque deve violentare se stessa per poter agire.

«Un romanzo leggibile a più livelli, ma sostanzialmente un asciutto strumento di analisi sull’eutanasia» (Gianluca Mercadante, «Pulp», luglio-agosto 2007)

Cos’è un “maestro di giustizia”? Nelle poche parole che una recensione è costretta suo malgrado a circoscrivere, un boia. Nel romanzo di Marco Salvador è invece una filosofia, un destino, qualcosa che solo a pochi eletti è concesso possedere e sfruttare. Anche quando trascorrono anni e Natalìa Varza, protagonista della storia, si è allontanata dal proprio passato: ne conserva tutti i segni e ne sottintende l’esistenza con l’atteggiamento di una vergine quarantenne, sicura di sé al punto da risultare arrogante, parecchio antipatica. E se l’Io narrante di un romanzo accarezza il lettore a unghiate, proseguire nella lettura diventa una sfida che Salvador, infine, appaga. Nell’esistenza di Natalìa, arida di sentimenti e sentimentalismi, l’improvviso amore per l’affascinante Jules Varus comporta una virata non da poco – e rientrare nel quotidiano attuale di Natalìa, che la vede a capo di un’agenzia i cui servizi spesso incrociano quelli con la “s” maiuscola, richiede sforzi non indifferenti. La mente è altrove, insomma, finché la vita non rimette Natalìa di fronte al proprio passato di “boia”, o meglio: non la vita, ma il suo esatto contrario. La morte, della specie forse peggiore: quella che giunge a rate e consuma un essere umano lentamente, impedendogli di morire al pari di com’è vissuto. Un romanzo leggibile a più livelli, “Il maestro di giustizia”, ma sostanzialmente un asciutto strumento di analisi sull’eutanasia. Tema scomodo, come scomodo è d’altra parte accettare che persone, condannate comunque a morire, possano almeno rinunciare alla parte più dolorosa del proprio ritorno alle ceneri – e lasciare dunque questo mondo con legittima dignità.

«Il diritto a una morte dignitosa» («La Stampa», giugno 2007)

“In questo nuovo romanzo, più dell’eutanasia, a me interessava il diritto a una morte dignitosa. E alle volte l’eutanasia è l’unico mezzo per garantire quella dignità”. Così lo scrittore Marco Salvador, invitato a Vercelli parecchio tempo fa a presentare un suo romanzo incentrato sui soprusi nelle case di riposo, commenta in breve il tema e la fondamentale chiave di lettura del suo “Il Maestro di Giustizia” (Fernandel, pp. 187, € 13,00). Ancora una volta dunque le pagine di Salvador toccano attraverso la finzione narrativa argomenti e derive che di artificioso hanno ben poco. Protagonista della storia è Natalìa Varza: un maestro di giustizia, un raffinato boia in grado di infliggere la morte. Nonostante il tempo abbia modificato gioco forza questa sua peculiarità, il destino la sottopone qui alla sua prova più dura. Prima le fa incontrare l’amore dell’affascinante Jules Varus, poi…“L’eutanasia, se data direttamente, è una forma estrema d’amore.” Afferma Salvador a questo proposito “Il pericolo sta nella ‘delega’ all’eutanasia. Per questo nel mio romanzo ho voluto un personaggio che l’eutanasia la chiede in piena lucidità e libertà. E un altro personaggio disposto a darla, quando le condizioni ci fossero tutte, nonostante debba poi violentare se stessa per poter agire”.

«Eutanasia, quell’iniezione fatta per amore» (Valeria Palombo, «OK La salute prima di tutto», agosto 2007)

Un romanzo duro, aspro, sul tema altrettanto duro dell’eutanasia. Ne Il maestro di giustizia, Marco Salvador abbandona i temi che l’hanno reso famoso, ovvero i romanzi storici sui longobardi, ed entra nel dibattito sull’attualità. Protagonisti, una coppia di agenti segreti, uomini gelidi, senza pietà, che invece si trovano a fare i conti con la malattia di uno di loro, Jules, la cui unica speranza di vita è un’operazione che può trasformarlo in un vegetale. E i dubbi della donna che lo ama, Natalìa, che accetta sì l’idea di fargli una iniezione letale, ma rifiuta il pensiero che lui possa suicidarsi. Un libro con la morte sul collo, che però, alla fine, parla soprattutto d’amore.

Dignità del morire (Mariantonietta di Sabato, «L'indice»)

Dopo una trilogia di romanzi a sfondo storico pubblicati per le edizioni Piemme, Marco Salvador ritorna alla narrativa di impegno sociale con il suo nuovo lavoro, Il maestro di giustizia, edito dalle Edizioni Fernandel di Ravenna.
È la Venezia di oggi lo scenario dove l’autore ambienta la sua storia; ed è una storia che ci porta a meditare su almeno due argomenti di scottante attualità: l’eutanasia e le coppie di fatto.
Inserendo la vicenda in un intricato caso di spionaggio internazionale, Marco Salvador ci racconta della giovane Natalìa, che ha un passato da “maestro di giustizia”, un’esperta nell’infliggere torture e morte nel regime di Ceausescu; il che ha fatto di lei una donna gelida e disillusa. Con la caduta del regime Natalìa si trasferisce a Venezia dove si lega a Jules, per scoprire ben presto che lui ha un cancro al cervello. Comincia una trafila di ricoveri, di tentativi per alleviare le sue sofferenze, accompagnati dallo sgomento di Natalìa per la sua estromissione da parte dei medici, poiché non ha nessun legame ufficiale con il malato. Jules dovrebbe operarsi, ma questo potrebbe ridurlo ad un vegetale; per evitare che si suicidi Natalìa si lascia strappare la promessa che, se dovesse giungere alla fase terminale, lei lo aiuterà a morire. Questa promessa aiuta Jules a vivere in pace i suoi ultimi giorni.
Lontani dal mondo, per sfuggire ai clienti di Jules che gli danno la caccia perché solo con la scansione delle sue iridi è possibile decriptare i codici-sorgente dei programmi ai quali stava lavorando, i due affrontano insieme la malattia fino al momento in cui si verificano le condizioni della promessa di Natalìa. Ma anche un “maestro di giustizia” come lei, abituata alla morte, resta perplesso di fronte a questo estremo atto d’amore (e qui buona norma vuole che non si dica il finale del thriller).
Secondo lavoro di problematica sociale (dopo La casa del quarto comandamento, Fernandel 2004, che denunciava la condizione degli anziani costretti nelle case di riposo), questo di Marco Salvador è un romanzo crudo, esplicito e per certi tratti molto sensuale. La sua concisione (187 pagine) non lo priva di densità e intensità. L’intrigante trama a metà tra storia d’amore e romanzo d’azione è l’espediente letterario usato dall’autore per dibattere temi che, partendo da quello centrale dell’eutanasia, si estendono alla pratica di certe torture in alcuni regimi di oggi fino alle difficoltà delle coppie di fatto in momenti cruciali della vita. Salvador non esprime giudizi diretti su tali argomenti. È esplicita però la sua opinione riguardo alla dignità del morire: contro la morte ospedalizzata che l’autore considera indice di inciviltà, a favore di una morte secondo natura, senza infierire, lasciando che la barca lasci il porto da sé.

«Un ottimo scrittore che riesce a pensare e a parlare al femminile» (Renzo Montagnoli, www.qlibri.it, 26 dicembre 2007)

Strano romanzo, questo di Salvador, e che mi ha impegnato non poco nella lettura, interrotta e ripresa più volte. Direi che si può suddividere in tre parti, di cui una prima propedeutica, volta a delineare il personaggio principale che parla sempre in prima persona, una seconda in cui la protagonista, realizzando la sua femminilità, riacquisisce se stessa e un’ultima, molto più pregnante e di intensa spiritualità che chiude superbamente l’opera.
Che Salvador sia un ottimo scrittore penso non ci siano dubbi, ma che poi riuscisse a pensare e a parlare al femminile è stata una vera e propria sorpresa, peraltro piacevole.
C’è da dire piuttosto che la seconda parte, per certi versi non facile, è quella che mi è risultata meno gradevole, perché l’erotismo che vi è presente mi è sembrato a volte eccessivo. Per quanto non sia un bacchettone, tuttavia l’insistere su certe immagini, su certi particolari di un rapporto amoroso ha finito, anziché coinvolgermi ulteriormente, con il provocarmi un certo senso di disagio.
Non dico che, data la tematica e le finalità dell’autore non dovessero esistere pagine di erotismo, però, sempre a mio avviso, a volte Salvador è andato oltre misura.
E’ un peccato, perché sarebbe bastato poco, magari qualche tono meno acceso e più sfumato, e Il maestro di giustizia sarebbe risultato un capolavoro, anziché essere, secondo me, un romanzo di sola pur eccellente fattura.
Nell’ultima parte l’autore è riuscito a ricreare una sorta di epoca ormai sparita, un’isola sperduta di spiritualità in mezzo a un mondo di ferocia. Nel ritorno alla sacralità della morte Salvador ci ha indicato la via per una vera vita, con mano lieve, senza mai indulgere a una commozione forzata, ma con la stessa naturalezza con cui gli abitanti di un villaggio rumeno respirano, amano e scompaiono.
Sembra di essere presenti, nei ritmi lenti, in quella sorta di muta fratellanza che accompagna gente in pace con la natura e con se stessa.
Alcune pagine, poi, mi sono sembrate di notevole bellezza e particolarmente pregnanti, come se l’autore avesse veramente vissuto una simile esperienza.
La morte che arriva in punta di piedi, il predestinato che l’accoglie in modo del tutto naturale, gli ultimi giorni di vita dell’amante della protagonista, lei che si trasforma da maestro di giustizia in essere umano con emozioni e amore, sono quanto di più bello Salvador potesse scrivere.
E anche le ultime righe sono nella completa logica che presiede alle vicende dei mortali, un autentico tocco da maestro.

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I libri di Marco Salvador pubblicati da Fernandel: