Collana Fernandel

Roberto Michilli, Fate il vostro gioco


Fate il vostro gioco
Pagine: 128
Isbn: 9788887433975
Collana: Fernandel
Data di pubblicazione: 15 aprile 2008



«E poi, dopo aver tanto letto e riflettuto, alla fine mi convinsi che era possibile mettere a punto un sistema sicuro. E infatti ci riuscii...»

Esiste un sistema infallibile per vincere alla roulette? Da sempre questo è stato il sogno di tanti giocatori, che per realizzarlo hanno tentato i metodi più disparati. Ma grazie alla capacità di calcolo dei computer, e a informazioni che solo chi lavora in un casinò può possedere, il protagonista di questo romanzo mette a punto un ingegnoso sistema in grado di calcolare gli impercettibili difetti che sono presenti in ogni roulette, per poi sfruttarli a proprio favore. Ambientato nell’epoca pionieristica dei primi personal computer, Fate il vostro gioco è la storia di un giocatore dostoevskiano che, dopo aver sperperato la propria fortuna, passa dall’altra parte della barricata e fa carriera in un casinò, fino a quando la passione per il gioco non lo porta a tentare, ancora una volta, di battere la roulette.

Roberto Michilli

Roberto Michilli è nato nel 1949 a Campli (Te) e vive a Teramo dal 1972. Dal 1976 al 1985 ha collaborato con la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli studi “G. d’Annunzio” di Chieti. Dopo aver pubblicato diverse raccolte di poesie, nel 1997 ha vinto il Premio Teramo, e nel 1998 è stato finalista al Premio Assisi per l’inedito. Ha scritto testi teatrali e ha tradotto dal francese e dall’inglese (Mallarmé, Keats e altri). Desideri è il suo primo romanzo, a cui è seguito Fate il vostro gioco (Fernandel, 2008), La più bella del reame (Galaad, 2011), Il sogno di ogni uomo (Galaad, 2013).

Come inizia

Ma sa che è proprio una bella trappoletta quella che ha sulle ginocchia? È un computer, vero? Come dice? Un lap-top Zenith, ho capito. È grande come una macchina per scrivere portatile e deve pesare all’incirca lo stesso. Quanto? Sei chili? Eccezionale. Si porta in giro senza problemi, immagino. È proprio un bell’oggetto. Non ne avevo mai visti così. Ho avuto a che fare con uno di quei cosi, in passato, ma era il 1979, quattordici anni fa, ed era molto diverso da questo. Io però l’ho distolta da quello che stava facendo. Mi scusi, la prego, sono proprio un maleducato, ma vedere quel computer mi ha fatto ripensare a quando stavo davanti al mio, e infilavo numeri su numeri dentro quella macchina vorace… Quanto tempo mi ci è voluto! …No, non lo usavo per il mio lavoro. Si trattava, come dire, di un progetto collaterale… È una storia che mi piacerebbe raccontarle, ma vedo che lei ha da fare, è da quando è entrato nello scompartimento che smanetta su quella tastiera e non voglio farle perdere tempo. Come dice? Non sta facendo niente di importante e lo ha acceso solo per vincere la noia di un lungo viaggio in treno? Be’, in questo caso… [...]

Rassegna stampa

Intervista a Roberto Michilli (Simone Gambacorta, «La Città quotidiano», 20 marzo 2008

Ad aprile 2008 il nuovo romanzo di Roberto Michilli. Fate il vostro gioco sarà pubblicato da Fernandel, editore tra i più qualificati nel panorama italiano, lo stesso che battezzò Desideri. In questa intervista Michilli ci da’ qualche anticipazione sul suo libro. A partire dal gioco d’azzardo.

Secondo romanzo con Fernandel. Dopo “Desideri” arriva “Fate il vostro gioco”. Una doppietta, ma anche una bella soddisfazione…
“L’editore continua a dimostrare stima per il mio lavoro. Spero non debba pentirsene”

E siamo sicuri che non se ne pentirà. Ma cosa racconti questa volta?
“La vicenda di un uomo che dopo aver distrutto con il vizio del gioco la sua esistenza e quella delle persone che gli erano accanto, passa dall’altra parte della barricata e fa carriera in un casinò. Un bel giorno comincia a pensare che forse può vendicarsi di quella roulette che lo ha rovinato. Si mette così a studiare un sistema sicuro per vincere e alla fine lo trova. Più in generale, racconto d’un tentativo di riscrivere la propria vita e cancellare gli errori del passato. Credo sia una cosa che molti vorrebbero fare”

Quando l’hai scritto?
“L’ho scritto parecchi anni fa, prima di Desideri. Aveva però una forma diversa, che non convinceva del tutto il mio editore. L’estate scorsa ho modificato la struttura e in questa nuova versione la storia è piaciuta”.

Come mai il gioco d’azzardo?
“Il gioco d’azzardo, la sua capacità distruttiva e la psicologia del giocatore, li ha raccontati una volta per tutte Dostoevskij. Nel mio piccolo, mi sono servito del gioco come sfondo per narrare un tentativo di riscatto e una rivincita contro il Caso. Scrive Marco Lodoli: “Chi è il re del mondo? Un Dio lungimirante che sa come disporre le pedine, quali numeri estrarre, cosa deve accadere, e dove e quando; oppure un bambino cieco e dispettoso che mescola e distribuisce alla rinfusa, con l’unico scopo di far proseguire il gioco della vita e divertirsi alle spalle di chi progetta e spera?”. Il protagonista di Fate il vostro gioco propende per questa seconda ipotesi. Per lui la legge fondamentale dell’universo è il Caso. Forse è uno che ha letto Lucrezio, il quale diceva che gli atomi si spostano in modo fortuito dalla loro caduta verticale e in questa deviazione urtano quelli a loro vicini, determinando così gli eventi. Ma se c’è qualcosa a inceppare la libera caduta degli atomi, e se si riesce a scoprire qual è questa cosa, allora forse diventa possibile prevedere gli eventi futuri, e ci si può prendere una rivincita su un diabolico marchingegno che ci ha rovinato la vita e sul Caso che ne governa le sorti. Sarebbe bello se fosse così, non è vero? Significherebbe che c’è un margine di libertà all’agire umano. Se a reggere tutto è il Caso, in fondo abbiamo una possibilità; se invece tutto è scritto, allora non c’è davvero speranza”

Come in “Desideri”, hai cercato di raccontare una “spinta” che porta i personaggi a deviare dalle rotte consuete…
“Ma forse tutte le storie che vale la pena di raccontare nascono da uno scarto rispetto alla norma, da una qualche forma di fissazione. E se vogliamo veramente qualcosa, riusciamo a mobilitare energie che nemmeno sapevamo di avere e andiamo così oltre noi stessi e quelle che credevamo essere le nostre possibilità”

Lo hai definito un “romanzo da treno”. Perché?
“Perché vuole, innanzitutto, far passare un paio d’ore piacevoli a chi lo legge, in modo da fargli dimenticare, almeno per quel breve lasso di tempo, la noia e la fatica del viaggio, reale o metaforico che sia. La mia prima preoccupazione è sempre stata quella di rispettare il patto con il lettore. Lui non solo spende soldi per comprare il tuo libro, ma ti regala poi alcune ore della sua vita leggendolo; tu, in cambio di tutto questo che sicuramente non è poco, fai del tuo meglio per offrirgli almeno una storia interessante e di piacevole lettura. Se ci fossi riuscito, mi riterrei già più che soddisfatto. Se poi un lettore particolarmente benevolo scoprisse nel libro anche qualche spunto di riflessione, tanto di guadagnato. Non sarò certo io a lamentarmene”

Il libro sarà presentato a Teramo a giugno al Festival Lib[e]ri, da Gianluca Morozzi, ottimo scrittore e tuo “collega” nella scuderia Fernandel…
“Lo considero un amico, e di quelli preziosi. Gli voglio bene perché Gianluca, oltre ad essere uno scrittore di straordinario talento, è anche una persona gentile, disponibile e di grande generosità”.

«Da scommettitore a croupier. Indagine su un'ossessione» (Silvana Mazzocchi, repubblica.it, 5 maggio 2008)

Merito ai piccoli editori costretti a stare fuori dal circuito dei grandi marchi che fanno e disfano i banconi delle librerie per l'attenzione che mettono nello scoprire o valorizzare nuovi e validi scrittori. Uno di questi è Roberto Michilli, autore di romanzi e di racconti apparsi in riviste letterarie e già vincitore del Premio Teramo, che s'immerge nel gioco d'azzardo e nelle ossessioni di chi del rischio estremo s'è fatto dipendente, con la naturalezza e la profondità del fine conoscitore. Fate il vostro gioco, in questi giorni in libreria pubblicato da Fernandel, (il romanzo precedente, Desideri, era uscito per lo stesso editore nel 2005) è la storia di un uomo che, all'epoca in cui i computer erano un oggetto da pionieri dell'informatica, smette di scommettere al tavolo verde, si trasforma in croupier e finisce per cercare l'adrenalina dall'altra parte della barricata.
Fate il vostro gioco piace e interessa per l'attualità dell'argomento (attualmente, in Italia, sono quasi un milione i giocatori d'azzardo compulsivi), ma soprattutto cattura grazie alla scrittura agile e immaginifica, e all'abilità dell'autore di accompagnarci in un viaggio che ha a che fare con il desiderio di tutti di rinnovare le proprie energie attraverso passioni sempre nuove.

Un libro nasce sempre da un'idea. Quale è stata la sua?
Ho pensato spesso, e credo di non essere il solo, che mi sarebbe piaciuto rivivere la mia vita per poter cancellare gli errori commessi nel passato. Il mio libro racconta un tentativo in questa direzione.
Fate il vostro gioco è la storia di un ex giocatore che finisce per sfidare di nuovo la roulette. Il giocatore d'azzardo non cambia davvero mai?
Più che sfidare di nuovo la roulette, stavolta l'ex giocatore vuole prendersi una rivincita sul diabolico meccanismo che gli ha rovinato l'esistenza, e lo fa sfruttando le conoscenze che gli vengono dal nuovo ruolo. Da giocatore s'è trasformato in croupier, e in seguito è diventato dirigente in un casinò. E' da questa posizione privilegiata che medita e poi organizza la sua vendetta.
Per quanto riguarda la possibilità di cambiare e quindi guarire dalla malattia del gioco, credo che con un adeguato aiuto psicologico sia senz'altro possibile. Probabilmente chi gioca in modo distruttivo ha nel carattere tratti di immaturità che lo portano a considerare il caso e la fortuna e non le proprie azioni come cause determinanti degli eventi. E' un modo per autoassolversi ed evitare la responsabilità di prendere in mano la propria vita.

L'azzardo, a volte, può diventare dipendenza. Dipendenza da overdose di emozioni...
Chi cade nella trappola dell'azzardo sviluppa a tutti gli effetti una dipendenza assimilabile a quella indotta dagli stupefacenti. E' un drogato che non assume sostanze, ma i meccanismi sono gli stessi.

Fate il vostrto gioco è pura invenzione?
Credo sia difficile scrivere di emozioni che non si sono provate. Non mi sono fatto travolgere come il protagonista del romanzo, ma so cosa si prova ad aspettare che esca il numero su cui s'è puntato oppure l'arrivo d'una corsa di cavalli stringendo in mano il tagliando della scommessa. Ho capito anche quanto fosse pericolosa e difficile da governare quell'emozione, e perciò ho smesso completamente di giocare d'azzardo.

«Nuovo romanzo dello scrittore teramano. L'editore è ancora Fernandel» (Simone Gambacorta, «La città mensile», aprile 2008)

Con Fate il vostro gioco Roberto Michilli prosegue l'indagine sugli sconfinamenti provocati dalla spinta incontrollabile del desiderio, quella spinta che induce chi vuole qualcosa a vivere in uno stato extrasistolico, sognando un cambiamento decisivo. Tra questo nuovo romanzo e il precedente Desideri c'è dunque una parentela stretta. Ma veniamo a noi: nello scompartimento di un treno, Alberto (l'io narrante) racconta di sé a un altro passeggero e gli parla della sua giovinezza, della rovinosa ossessione del gioco d'azzardo e della ricerca di una rivincita impossibile prima e possibile poi, realizzata con l'aiuto dell'informatico Sandro e dell'ex fidanzata Franca. Il romanzo è perciò una confessione laica, dove il treno/confessionale è il mezzo dell'evocazione e dove tutto riflette l'andamento sinusoidale dell'avventura di Alberto e soci, veri e propri complici nell'ideare una sorta di rapina senza armi che, pian piano, li condurrà al sospirato coronamento dell'impresa: la sconfitta della roulette grazie a un sistema scientifico e una cascata di denaro (nessuno pensi però a un lieto fine). Appartiene a Michilli l'abilità di fare della scrittura un solvente ove disciogliere i dati dell'individualità (le movenze emotive e psicologiche sono silenziate, sottocutanee, ma pur sempre avvertibili), così come le ambizioni e le smanie, le voglie e le brame dei suoi personaggi. Gli appartiene anche la capacità d'impiantare questi e quelle in una narrazione tecnicamente impeccabile, e insaporita da una proteina affabulatoria che accorda le parti in un insieme compatto e pulsante. Ma in questo romanzo il gioco d'azzardo è il pretesto per una trama, l'innesco con cui far detonare una materia narrativa capace di parlare di un uomo e del suo personalissimo funambolismo. E forse quel che più conta sta in quel che meno si vede: nel racconto di tre fughe diverse da tre solitudini diverse.

Il caso, la passione per il rischio e i cosiddetti "vizi" (Bartolomeo di Monaco, bartolomeodimonaco.it, 1 maggio 2008)

Questo romanzo viene dopo Desideri, pubblicato sempre da Fernandel nel 2005.
Il caso e la passione del rischio - l'azzardo - sono messi dall'autore sotto una lente di ingrandimento per cercare di capire quanto taluni cosiddetti vizi siano ingovernabili dall'uomo e quanto sulla fortuna o la sfortuna giochi molto il caso, al di là e al di sopra, perciò, della nostra volontà e della nostra intelligenza: «Non c'è modo di evitare questa soggezione al capriccio del caso»; «una certa dose di rischio è ineliminabile dalla nostra esperienza umana, una larga parte della quale continuerà, a dispetto dei nostri sforzi per programmarla e pianificarla, a essere governata dal caso».
La sfida che qualcuno tenta al rischio e al caso congiuntamente, determina il "vizio", la passione inestinguibile ed inesauribile del giocatore.
Siamo in uno scompartimento di un treno qualsiasi ed è un ex giocatore, di nome Alberto, poi diventato croupier, ispettore e dirigente, e ora in pensione, che racconta questa sua esperienza ad un passeggero che non ha niente di meglio da fare e si presta perciò all'ascolto.
La domanda che pone è di estremo interesse: Possibile che non ci sia un modo per asservire a noi stessi il caso?
«Che non si potesse, per esempio, escogitare un sistema sicuro per vincere su quel maledetto tavolo della roulette al quale m'ero ritrovato ad appendere la mia vita intera, da giocatore prima e da schiavo asservito dopo?»
Alberto, dunque, ci fa capire che ha speso buona parte della sua vita alla ricerca del "sistema perfetto". Ci domandiamo: L'avrà trovato? Ce lo rivelerà con il suo racconto? Ci dice pure che «dopo aver tanto letto e riflettuto, alla fine mi convinsi che era possibile mettere a punto un sistema sicuro. E infatti ci riuscii».
Michilli, con una bella scrittura chiara e lineare, ci sta seducendo abilmente, aiutato in questo da una ambientazione, quella di Venezia, nello stesso tempo discreta e complice, e noi affondiamo i nostri occhi laddove sentiamo il profumo di un mistero che sta per svelarsi, di una conquista che ci è sempre parsa mitica e impossibile.
L'autore ricorda lui stesso il celebre racconto di Dostoevskij, Il giocatore, ma viene in mente anche la suspence che vibra nel romanzo di Maurensig: La variante di Lüneburg, del 1993.
È la sua una volontà determinata: «una volontà addirittura incrollabile»; «quella cosa la volevo e la dovevo fare: dovevo batter il casinò, e attraverso il casinò dovevo sconfiggere il caso, la sorte, il mio stesso destino». Ecco scoperta, dunque, la chiave di lettura: in realtà non si tratta di una sfida («affondare i denti nella giugulare della roulette») per conseguire una ricchezza materiale, bensì per tornare ad essere l'artefice della propria vita: «non pensavo affatto al lato pratico della faccenda, glielo giuro. Ero riuscito in un'impresa impossibile: questo contava». Una sfida quindi all'imprevedibile e al mistero.
Quando il narratore comincia a spiegare al suo interlocutore le procedure seguite per giungere al risultato, ci meravigliamo di quanto la scrittura di Michilli sia leggera ed intrigante su di un argomento quale quello sulle probabilità che non è facile rendere chiaro e accessibile. Inoltre non dobbiamo dimenticare che abbiamo di fatto un solo protagonista, che non solo racconta ma in pratica è il factotum. È lui che fa sembrare animate le roulette, è lui che traforma il lavoro di Sandro («il giovanotto dai capelli rossi», con «il cervello di un genio del crimine») nel percorso ostinato e ansioso che governa la vita di ciascuno di noi; è sempre Alberto che senza dargli mai la parola, ci fa lo stesso immaginare l'interlocutore che gli sta seduto davanti in quel vagone diretto chi sa dove. È ancora lui che, attraverso Franca, dà la risposta più importante alla sua sfida. Notate, infatti, come sa rimettere in scena la ex fiamma, necessaria al suo progetto (vedrete in che modo!), ancora bella, svelta e intelligente, e non avrete dubbi che vi siete trovati fra le mani un romanzo speciale. Franca lo illumina al pari di una stella che, spuntata all'improvviso tra le parole del protagonista, rivela con la sua luce la complessa e inafferrabile realtà in cui sono immersi i nostri destini.

«Un topos letterario con il quale catturare il lettore» (Marco Tabellione, «Il centro», 18 giugno 2008)

Nel «Giocatore» Dostoevskij riuscì in maniera geniale a descrivere l'intricato rapporto psicologico tra il giocatore e il suo vizio, aprendo la strada quasi a un filone narrativo che ha trovato spesso fortuna nella storia della letteratura. Il sogno dei protagonisti di questo filone è sempre rimasto lo stesso: battere la roulette. Questo è anche il profondo desiderio del protagonista di «Fate il vostro gioco» (Fernandel, 123 pagine, 12 euro) di Roberto Michilli, nato a Teramo nel 1949 e impegnato in un'attività letteraria che lo ha visto vincitore, tra l'altro, del premio Teramo. Il gioco si presenta come un topos letterario che tuttavia Michilli, autore ormai più che svezzato ed esperto dei meccanismi narrativi, sa riplasmare per creare una vicenda in grado di catturare il lettore. Obiettivo del personaggio chiave del romanzo è individuare un sistema perfetto per vincere alla roulette, e ciò attraverso l'aiuto del computer. Il protagonista, che racconta in prima persona, ha dalla sua anche un altro vantaggio, quello di aver lavorato come croupier. Dopo aver dilapidato due patrimoni (quello suo e quello della moglie) per colpa del vizio del gioco, è passato, «dall'altra parte della barricata» vivendo sul vizio degli altri. Un romanzo avvincente, condotto con grande maestria dall'autore. In «Fate il vostro gioco» Michilli mostra una grande capacità di introspezione psicologica, soprattutto dei meccanismi psichici che sottendono al gioco d'azzardo: «Come le dosi delle droghe devono essere via via aumentate, perché l'assuefazione ne attenua gli effetti, anche nel gioco si ha bisogno di rischiare sempre di più». Nel romanzo tuttavia la dimensione nichilista e tragica del gioco viene stemperata da un lieto fine, dove il protagonista e i suoi complici riescono a mettere su un bel gruzzoletto dopo una serie di vincite ispirate al loro infallibile metodo.

«Un romanzo di incredibile forza affabulatoria» (Alfredo Fiorani, abruzzocultura.net, 3 luglio 2008)

La vita spesso, si sa, riserva delle sorprese. Altrettanto accade nel lungo racconto "Fate il vostro gioco" di Roberto Michilli. Il finale, ovviamente, non lo sveleremo, ma una cosa va subito detta: tutto ci saremmo aspettati dalla vicenda narrata meno che l'Autore si prendesse (bonariamente) gioco del povero lettore, avendogli consegnato un finale che, probabilmente, gli risulterà un po' irritante - a noi un po' meno per le metafore che ne abbiamo tratte - da come nel corso della lettura se l'era diversamente prefigurato.
Ma non è su tale aspetto che vogliamo incentrare la nostra attenzione. Il finale di un racconto, breve o lungo che sia, può piacere o non piacere. Molto dipenderà da ciò che ha concorso al suo concepimento. Nel caso di "Fate il vostro gioco" la conclusione è da romanzo giallo per quel colpo di scena alla Agatha Christie, solo che è ancor più repentino e sconcertante, non trattandosi di un giallo, da lasciarci con un palmo di naso.
Ad ogni modo, ciò che invece ci preme sottolineare è (al di là di tutto) l'ineguagliabile potere affabulatorio dello strumento narrativo che, se ben adoperato, diventa micidiale. Come lo è diventato nel caso di Michilli/Shahrazàd. Prova tangibile della sua abilità a raccontare, così diabolicamente sottile da farci diventare burattini nelle sue mani, oltre a convincerci a bere la sua una storia fino all'ultima goccia. Ed è solo riconoscendogli questa abilità che gli perdoniamo il "finale".
Alla stregua del malcapitato viaggiatore a cui il protagonista, Alberto, nello scompartimento di un treno confida la sua vicenda, lo abbiamo seguito nel suo intricato ed intrigante racconto anche lì dove la noia, per la specificità dell'argomento a tratti più simile ad un manuale sul gioco della roulette, stava lì lì per annientarci.
Siamo andati dietro ad Alberto, incallito frequentatore di casinò poi ravvedutosi, vivendone il dramma esistenziale: le amarezze, le sventatezze, i rimorsi, le nostalgie, le sconfitte; condividendone le delusioni e i rimpianti; deplorandone gli egoismi giovanili, perdonandogli i tradimenti sentimentali.
Di questo ed altro ci ha visti partecipi la storia di Alberto che in preda all'inquietudine, figlia del suo passato dissennato, quasi a perdere l'anima per ritrovarla (parafrasando Aleksandr Lurjia), escogita un sistema ingegnoso, ispirandosi a............, allo scopo di sbancare il Casinò di Venezia presso cui svolge la sua mansione di funzionario nel tentativo di sfidare il destino e di risistemare la sua vita una volta per sempre.
In Michilli, il gusto del racconto è sorprendente, grazie a quella capacità di manipolare a suo piacimento la materia narrata e rendendola, per la perfetta meccanica e la meticolosa tramatura dei particolari, talmente verosimile da spronarci il dubbio se la storia riguardi il protagonista o l'Autore, se insomma non sia Roberto Michilli il "giocatore" di "Fate il vostro gioco".
In realtà, poco importa. Ciò che, al di là della beffa finale, ci ha sedotti è l' esserci trovati a partecipare incondizionatamente a l'intera vicenda, finendo come il viaggiatore (presumiamo) a chiedersi dove la realtà e dove la finzione, se credere e a chi credere, se la verità esiste o se tutto è illusione, incantamento, fascinazioni, se lo sconosciuto incontrato sia un demone o un angelo.
Alla fine, Michilli ci ha piantato un bel chiodo nella testa. Però, stia attento anche lui, e non si faccia maestro, poiché non è escluso che gli capiti d'imbattersi strada facendo uno "spiritello maligno", e poi a ridere saremo noi. Come si dice: "Chi la fa l'aspetti".

«Vita di un'ossessione» (Marcello D'Alessandra, «Il sottoscritto», maggio 2008)

Al suo esordio Roberto Michilli aveva scritto un romanzo sul desiderio che diventa totalizzante ossessione (Desideri, Fernandel 2005), variamente declinato in quattro storie a comporre un mosaico di piacevole, non pretenziosa lettura. Storie sulla rovinosa spirale in cui un uomo può cadere se abbandona tutto se stesso a un impulso passionale, in quel caso di specie quasi sempre erotica. Col suo nuovo romanzo (in verità precedente alla prova d'esordio, pubblicato solo ora dopo lavoro di revisione), l'autore ha scritto una storia che potrebbe facilmente accostarsi alle precedenti, sebbene priva di certi studiati rimandi che legavano tra loro quelle, e per una certa diversità d'intonazione. Anche questa è la storia di un'ossessione, e tra le più ricorrenti, anche letterariamente: quella per il gioco. Il protagonista, dopo aver dilapidato la propria fortuna al tavolo verde, trova un impiego e fa carriera presso un casinò - quando si dice il destino -, e la passione divorante, unita a una volontà di riscatto contro l'avversa fortuna, lo conduce ad accarezzare il sogno di mettere a punto un sistema di calcolo che gli consenta di prevedere, con buona approssimazione, contando anche sui difetti presenti in ogni roulette, dove la pallina andrà a fermarsi. Strumenti utili all'impresa sono i personal computer (la narrazione è collocata nella fase ancora pionieristica, primi anni Novanta, dei mezzi informatici, e c'è dentro lo stupore carico di aspettative per queste macchine cervellotiche). E così finalmente realizzare il sogno di ogni giocatore e vincere la sua personalissima sfida, la sua ossessione. «Si commette peccato - scrive Pavese nel suo diario - per liberarsi della sua ossessione»: possibile ideale epigrafe alla narrativa, almeno fino ad oggi, di Michilli. E' ancora una storia, come già nel primo romanzo, della piccola provincia italiana, che l'autore - vive a Teramo - conosce dal di dentro; l'ambiente è quello della borghesia, tra un passato di nobiltà decaduta (il cui patrimonio il protagonista ha prosciugato col vizio per il tavolo verde) e intraprendenza tipica dei piccoli centri operosi (un negozio di foto-ottica era il luogo al centro della precedente narrazione, qui c'è un salone da parrucchiere ultimo grido che fa affari e detta uno stile). E della provincia Michilli racconta le ossessive manie, le smanie che facilmente conducono alla perdizione, alla rovina; o, come stavolta sembrerebbe, a fortune da leggenda, di quelle raccontate con stupore morboso dai paesani nei loro ritrovi. Ma qui rispetto al suo esordio il tono è più lieve, divertito. La narrazione piana, lineare, priva di particolari rivendicazioni linguistiche - una scrittura al servizio del lettore, ama ripetere l'autore -, qui si prende l'agio ulteriore di un tono conversevole anche più svagato e disteso. Durante un viaggio in treno, un passeggero racconta all'altro, per l'occasione conosciuto, una storia che si concluderà appena giunto alla stazione di arrivo. Un racconto, un libro di quelli buoni da leggersi in treno - suggerisce per metafora la narrazione -, per rendere il viaggio più lieve e se possibile perfino piacevole. Anche la tensione della vicenda narrata, carattere peculiare del precedente romanzo, con la passione che là accerchiava il personaggio, fino all'annientamento, qui facilmente si stempera nel tono scanzonato, quando non auto-canzonatorio, assunto dal narratore-protagonista. In fondo, sembra suggerirci, non è che un gioco tutto: la vita, il racconto che ne facciamo, come in treno a un signore curioso, che in mancanza di meglio, in quel momento, è disposto ad ascoltarci. Fate il vostro gioco è il titolo - ben scelto, anche per le suggestioni possibili - del romanzo: attorno a una roulette ciascuno è chiamato a puntare sul numero giusto, a scommettere con la sorte e col proprio destino; la pallina che corre, "tac, tac, tac".

«Tutto fila e va liscio, tutto torna, tutto si tiene» (Simone Gambacorta, Roseto.com, 17 luglio 2008)

Roberto Michilli torna nelle librerie col romanzo "Fate il vostro gioco", che come il precedente "Desideri" appare per la scuderia Fernandel, la casa editrice di Giorgio Pozzi che ha regalato più di una sorpresa alla narrativa italiana degli ultimi anni.
Con questo libro Michilli torna ad esplorare il territorio dello "sconfinamento", quello provocato dalla spinta incontrollabile del desiderio.
Per lo scrittore teramano il desiderio è una forza motrice, un proiettile interno e invisibile che trascina i personaggi in uno stato liminare ed extrasistolico, "altro" rispetto ai canoni della normalità e della consuetudine.
Il desiderio è un sogno che lascia intravedere un cambiamento decisivo, un'inversione di rotta: ma, al di là del fatto che questo e quella si realizzino (le sorti di un romanzo e di chi lo abita riservano sorprese), la narrativa di Michilli pare anzitutto coagularsi attorno a degli interrogativi: il desiderio, la speranza, il sogno, possono davvero tradursi in realtà? Oppure sono destinati a naufragare dopo una più o meno provvisoria (illusoria?) esistenza? È tutto scritto o tutto è affidato al caso?
"Fate il vostro gioco" prende le mosse nello scompartimento di un treno, dove siede un uomo di nome Alberto (l'io-narrante) che racconta di sé a un altro passeggero. Come nella tradizione archetipica del racconto orale, quando ci si riuniva attorno al fuoco per ascoltare storie, Alberto prende a svelare se stesso a quell'interlocutore occasionale e sconosciuto, gli parla della sua giovinezza, delle sue illusioni, di ciò che fu e non fu, e soprattutto della rovinosa ossessione per il gioco d'azzardo, una maledizione che lo ha scagliato nel baratro e che lo ha costretto a vivere una vita diversa da quella che sperava di avere.
Il treno prosegue nel cammino e il racconto procede di pari passo (l'attraversamento della memoria), con le parole di Alberto che plasmano una storia sempre più avvitata e complessa, tutta incentrata sullo sviluppo di un sistema matematico escogitato per sconfiggere la roulette e realizzare l'agognata rivalsa contro il Casinò.
Mentre fluisce, la voce di Alberto disegna le altre figure-cardine del romanzo, il giovane informatico Sandro e l'ex fidanzata Franca, presenze che vanno ben al di là della trama (non si tratta di semplici complici) e che consentono a Michilli di tracciare un affresco dove i sentimenti sopiti tornano a galla insieme con quelli sconosciuti.
"Fate il vostro gioco" è una confessione laica, dove il treno/confessionale è il mezzo dell'evocazione e dove tutto riflette l'andamento sinusoidale dell'avventura che vi si narra (è appena il caso di sottolineare come "Desideri" e "Fate il vostro gioco" siano accomunati da due ordini di elementi: quello formale, cioè la fluidità della scrittura; quello tematico, cioè la normalità che "impazzisce" sulla spinta del desiderio).
Anche questa volta Michilli ha scritto una storia che si legge come se si bevesse un bicchier d'acqua. Tutto fila e va liscio, tutto torna, tutto si tiene, di sbavature e schegge che inceppino gli ingranaggi neppure l'ombra.
Da esperto narratore, da "raccontatore" di razza, Michilli sa affascinare il lettore e sa catturarlo, grazie a un'abilità affabulatoria che rende i suoi romanzi pulsanti, sincopati, incalzanti (col climax che è parte della miscela che alimenta la narrazione).
Del resto all'origine della sua scrittura c'è una sorta di congiuntura tra etica ed estetica: a suo parere il lettore non va truffato, non si può rubargli tempo, al contrario è necessario ripagarlo di quello che dedica a un romanzo. L'imperativo di chi scrive è uno: porsi al servizio di chi legge.
Una visione delle cose in cui si scorge un riflesso della lezione dell'amico e maestro Pontiggia, quel Peppo (così voleva essere chiamato dagli intimi) che anni fa lo incoraggiò a proseguire nella strada della scrittura e che gli fu vicino dal punto di vista umano prima ancora che letterario, come peraltro testimonia un carteggio tuttora inedito.
A ben guardare, però, le affinità col magistero pontiggiano non finiscono qui. Michilli ha fatto suo un altro importante comandamento (di cui Pontiggia parla in un saggio del "Giardino delle Esperidi"): se infatti è vero che «un testo è una stratificazione di significati di cui quello più superficiale deve essere comunque intelligibile», altrettanto certo è che ciascuno strato della torta debba avere un proprio sapore: sta poi a chi legge scegliere sino a quale profondità spingere il palato.
Non è un caso, allora, che i romanzi di Michilli nascondano un'addizione di livelli, né che le sue parole rivelino un'aura centrifuga, un "raggio d'ombra" perpendicolare alla criticità e che, quasi di nascosto, come a non voler disturbare il lettore, o meglio, come a non volerlo obbligare al percorrimento di un'unica via, adotta per angoli gli estuari della complessità, con la sospensione del giudizio morale (si veda Kundera) e con gli epiloghi refrattari a emettere una risposta univoca e polivalente.
In questo aspetto della narrativa di Michilli si può cogliere anche una testimonianza della sua intensa e porosissima vita di lettore, non foss'altro per la prossimità con le idee e le tecniche di altri maestri, per esempio Checov ed Hemingway, Chiara e Simenon.
Certo, i modelli sono tali perché rimangono inarrivabili, ma resta il fatto che con la sua felicità fabulatoria, e con la naturalezza d'andamento delle sue partiture narrative ("Desideri" era impostato secondo un andamento musicale), Roberto Michilli conferma d'essere uno scrittore che pone le proprie storie davanti a se stesso, persuaso che un libro sia un organismo capace di vivere solo grazie al cortocircuito tra autore e lettore, nel momento in cui si realizza quella circolarità necessaria e perfetta che rappresenta la più severa verifica delle ragioni d'una storia.

«Breve ma intenso» (Fabio Brotto, Brotture.wordpress.com, 30 luglio 2008)

Quel che mi piace in Roberto Michilli, e avevo già apprezzato in Desideri, è la maturità disincantata del suo sguardo sul mondo, e il controllo della scrittura che rivela una profonda assimilazione della lettura dei classici. Qualcosa di simile a quello che trovo nel grande e misconosciuto Alessandro Spina.
Il breve ma intenso romanzo Fate il vostro gioco, che nel titolo evoca subito la figura del croupier e il casinò con tutto ciò che portano con sé nella letteratura occidentale degli ultimi due secoli, è anzitutto un'esercitazione di scrittura come una variazione musicale sul tema, in secondo luogo un libro di agevole lettura che ti prende nella voglia di sapere come andrà a finire la vicenda, ma infine è anche una espansione della tematica del desiderio già sviluppata appunto in Desideri. La struttura è semplice. Durante un viaggio in treno un uomo narra ad un altro viaggiatore, che non parla mai, la sua vita, dominata prima da una passione distruttiva per il gioco d'azzardo, e poi, dopo una apparente conversione che porta l'uomo ad esercitare la professione di "avversario del giocatore" ovvero di croupier, dominata da un altro desiderio assoluto, quello di trovare un sistema scientifico per vincere alla roulette. Un sistema scientifico per individuare i numeri che usciranno, non un marchingegno truffaldino. Per raggiungere questo obiettivo, egli impiega tutte le sue risorse monetarie, fisiche e mentali, servendosi dell'informatica nascente, e dei primi PC (siamo intorno al 1980). La bravura di Michilli sta nel trasformare le elucubrazioni matematico-statistiche e i problemi di programmazione del computer in una vicenda appassionante. Ma quello che a me interessa, è come, sempre, il risvolto antropologico. Il desiderio illimitato si rivela in realtà senza oggetto. Il protagonista che in gioventù ha sperperato nel gioco un ingente patrimonio, non muta radicalmente l'oggetto del suo desiderare, che rimane fondamentalmente vuoto. Il guadagno di milioni che gli potrebbe consentire la sua scoperta non è finalizzato a nulla di reale, e la soddisfazione di battere il meccanismo del casinò, il Sistema, è in sé cosa misera e vuota. In questo senso, anche il protagonista di Fate il vostro gioco si rivela essere un uomo vuoto, ed è in ciò eminentemente novecentesco, mentre l'associazione dell'informatica al mondo del gioco d'azzardo si pone come una metafora del nostro destino.

«Un viaggio nella mente del giocatore d'azzardo» (Gianluca De Salve, re-censore.com, 28 ottobre 2008)

Un viaggio dettagliato per spiegare ciò che ai molti può apparire come irrazionale perché figlio di un istinto che non tutti hanno.
Michilli, l'autore, lo illustra perfettamente delineandone ogni particolare effetto e meccanismo in grado di generare quella spirale interminabile che porta alla completa rovina chi decide di assecondare senza limiti l'effetto "droga" della scommessa.
Si tratta, infatti, di un vizio incessante e terribilmente rapido nella sua capacità di trascinare dall'euforia invincibile alla depressione autodistruttiva che non risparmia nulla, dai soldi alla salute, dal lavoro agli affetti.
Il personaggio di questa vicenda è una di queste persone che non è più in grado di rinunciare all'adrenalina del gioco, a quella sensazione inimitabile che blocca il respiro e ferma il tempo mentre una pallina impazzita cerca di trovare il numero sopra il quale terminare la sua corsa. Il vizio della scommessa nasce in lui con qualche partita a carte con gli amici ma continua a crescere trovando il suo pieno appagamento nel gioco della roulette divorandolo senza tregua e trascinando la sua vita in un tunnel fatto di debiti e disgrazie che finirà con il creare il vuoto intorno a lui fino a quando deciderà, ormai completamente in rovina, di passare dall'altra parte della barricata lavorando come ispettore della sicurezza in vari casinò.
Da questa nuova posizione, egregiamente ricoperta perché meglio di chiunque altro conosce eventuali trucchi o inganni attuati per vincere ingenti somme di denaro, rivede come in uno specchio la persona che era.
Riconosce il demone che prima albergava in lui negli occhi di tanti disperati ma, inevitabilmente, si rende anche conto che quello stesso desiderio non è completamente sopito. La noia e la monotonia di tutti i giorni lo risvegliano e nel tentativo di compiere una vendetta verso quel sistema che gli ha portato via tutto si impegna a realizzare il sogno di ogni scommettitore, ideare il metodo sicuro, quello in grado di ridurre al minimo i rischi e garantire la vincita.
Inizia così a dedicarsi anima e corpo a questa impresa perseguita con tanta costanza quanta fatica, fatta di numeri e statistiche che inizialmente si scontrano senza senso fino a quando come per magia trovano una loro scienza precisa, talmente precisa da riuscire a togliere alla scommessa quella che è la sua componente principale ed essenziale: la sorte. Un elemento che però non si lascerà tanto facilmente aggirare perché attore principale di un gioco ancora più grande di quello della roulette, cioè la vita.

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I libri di Roberto Michilli pubblicati da Fernandel