Collana Fernandel

Resistenza60


Radio e Tv


  • Intervista a Rai Radio 3 Fahrenheit (25 aprile 2005)

  • Intervista a Sergio Rotino e Davide Bregola su Arcoiris tv (3 maggio 2004)

  • Resistenza60
    Pagine: 160
    Isbn: 9788887433562
    Collana: Fernandel
    Data di pubblicazione: 25 aprile 2005



    «Dove c'è da fare una battaglia, scommettici, io sarò lì»

    Pubblicata in occasione del sessantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e della caduta del nazifascismo, Resistenza60 è un’antologia in cui scrittori di diverse generazioni – ma tutti nati dopo il 1945 – si confrontano con il concetto di Resistenza, con l’obiettivo di stabilire se rappresenti ancora un valore oppure no, e se questo valore sia rimasto sostanzialmente invariato oppure se abbia subito modifiche nel corso del tempo.
    Per questo abbiamo chiesto a sedici scrittori di raccontare l’attualità degli ideali della Resistenza, e di farlo ambientando i racconti nel presente, per evitare facili ricostruzioni storiche.
    Certamente un libro "politico", ma non un testo tranquillizzante in cui gli autori in coro esaltano l’importanza delle lotte di liberazione; piuttosto un libro da cui emergono punti di vista anche incompatibili l’un con l’altro, a significare che la Resistenza, nonostante le polemiche mai sopite, non è ancora un movimento concluso, archiviato, del tutto consegnato a una dimensione storica.
    A cura di Sergio Rotino. Copertina di Gianluca Costantini.

    ► «Era tanto che non leggevo un’antologia in cui i racconti mi piacessero tutti» (Matteo B. Bianchi, «Linus», maggio 2005).

    ► «Resistenza60 si sottrae all’affresco storico sulle celebrazioni del passato proprio per restituire il tratto “politico” di uno schizzo letterario con l’impronta del presente. Storie che si riavvolgono in quella storia. Scelte di campo che si ritrovano dalla stessa parte. Da un secolo all’altro, tornano le ragioni che non si conciliano» (Ernesto Milanesi, «il Manifesto», 20 maggio 2005).

    ► «Questa antologia, evitando tanto le oleografie quanto le posizioni di preconcetta difesa della letteratura resistenziale, si pone la sfida di ragionare intorno all’attualità o, meglio ancora, alla contemporaneità dell’idea» (Teo Lorini, «Pulp», giugno 2005).

    ► «In tutti i racconti di Resistenza60 si assiste a una rievocazione originale, a tratti discutibile, ma sempre interessante. La resistenza è viva. Viva la Resistenza!» (L’alligatore, Smemoranda.it, 22 aprile 2005).

    Gli autori

    Marco Aliprandini (Elia Verani. Frammenti di un manoscritto, Provinz Verlag), Vanessa Ambrosecchio (Cico c’è, Einaudi) Davide Bregola (Racconti felici, Sironi), Massimo Cacciapuoti (L’ubbidienza, Rizzoli), Giuseppe Caliceti (Il busto di Lenin, Sironi), Gianluca Di Dio (L’Emiliano innamorato, Fernandel), Michele Governatori (Il paese delle cicogne, Foschi), Carlo Lucarelli (La mattanza, Einaudi), Gianluca Morozzi (Blackout, Guanda), Francesco Pacifico (Il caso Vittorio, minimum fax), Piersandro Pallavicini (Madre nostra che sarai nei cieli, Feltrinelli), Elio Paoloni (Piramidi, Sironi), Francesco Permunian (Nel paese delle ceneri, Rizzoli), Laura Pugno (Sleepwalking, Sironi), Michele Rossi (Nuda, Pequod), Pietro Spirito (Speravamo di più, Guanda).

    Rassegna stampa

    Un'opera breve, per ricordare a lungo (Valentina Desalvo, «Repubblica», 15 marzo 2005)

    Sessant'anni dopo cosa rimane. La Resistenza vista dagli scrittori (Sabrina Camonchia, «Il Domani», 15 marzo 2005)

    Intervista a Sergio Rotino (Enzo Mansueto, «Il Corriere del Mezzogiorno», 2 aprile 2005)

    Il racconto di chi non c'era (Stefano Tassinari, «Liberazione», aprile 2005)

    Il preside di Giugliano che era stato a Dachau (Massimo Cacciapuoti, «Repubblica», 15 febbraio 2005)

    la Resistenza di quelli che non c'erano (Beppe Bonura, «L'Alto Adige», 8 aprile 2005)

    Se la Resistenza vi sembra una mummia, affidiamola agli scrittori (Fulvio Senardi, «Il Piccolo», 9 aprile 2005)

    La Resistenza vista da lontano (Gigi Bortoli, «Alto Adige», 13 aprile 2005)

    Un bel modo per riflettere su cosa voglia dire resistenza oggi (Matteo B. Bianchi, «Linus», maggio 2005)

    Resistenza60 (Francesco Scalone, "Carmilla on line", 15 giugno 2005)

    In occasione del sessantesimo anniversario della sconfitta del nazifascismo e della fine della seconda guerra mondiale, l’editore Fernandel pubblica questa antologia di racconti dedicati al tema della lotta partigiana (Resistenza60, a cura di Sergio Rotino, 12 euro). I sedici autori presentati sono tutti nati dopo il ’45 e appartengono a diverse generazioni. A tutti è stato chiesto di partire dal presente e di raccontare la Resistenza dal loro punto di vista, con il loro stile, esprimendosi in piena libertà.
    Ad aprire l’antologia, c’è un racconto bello e struggente di Carlo Lucarelli sul dovere di difendere la verità e la memoria: un partigiano ormai ottantenne rimane solo a “resistere” contro la solita amministrazione di centrodestra che vuole dedicare una piazza ad un noto brigatista nero.
    L’imperativo morale di resistere alla vigliaccheria e all’arroganza fascista è un tema che ritorna in molti racconti. In alcuni, si presenta come una sorta di riflesso obbligato, una necessità che irrompe nel quotidiano dei protagonisti, in alcuni casi, malgrado il loro stesso volere.
    Nel racconto di Gianluca Di Dio, il figlio di un eroe partigiano tenta di prendere le distanze dalla propria storia familiare ed elabora una visione cinica e disillusa di sé stesso e della propria esistenza: “io non risolvo problemi, io faccio solo circolare soldi. Un vigile urbano del benessere. Sto col benessere. Questo è il mercato no? Perché dovrei essere diverso dal mondo che mi gira attorno?”. In realtà, quando un ricco cliente gli confida le sue convinzioni razziste, con un sorprendente scatto di orgoglio trova il coraggio di rispondergli no e riaffermare quegli stessi valori di giustizia e dignità che credeva ormai essere desueti e dimenticati. Molto più amaro e cinico è il racconto di Piersandro Pallavicini: in un albergo di montagna, uno scabroso scambio di coppie va a monte a causa di una lite sui partigiani: “Sì, certo. Gli stessi che hanno ucciso il nonno di mio cugino”. La situazione descritta da Pallavicini è forte ed emblematica e la frustrazione provata dal protagonista, incapace persino di spiegare il significato della parola Resistenza ad un giovane africano, diventa una metafora inquietante dell’epoca in cui viviamo. Agghiacciante nella sua semplicità espositiva risulta anche il testo di Michele Rossi dove un ragazzo raccoglie la confessione di un anziano appena accompagnato in ospedale. Lì, in un’atroce epifania dell’orrore, ascolta il vecchio che ricorda una rappresaglia contro i partigiani: “Così prendemmo le donne e i bambini e poi bruciammo le case, bruciammo tutto. Poi stuprammo le donne. Poi donne e bambini li abbiamo mandanti col treno su a Trieste, al campo”.
    Tra gli spunti di maggior interesse c’è il continuo scarto di stili, sensibilità e generi che caratterizza i racconti proposti nell’antologia. Non è un caso che Francesco Pacifico costruisca una finta storia di spionaggio, in cui i travestimenti e le messe in scena dei protagonisti rappresentano il disperato tentativo di dare un senso alla Storia e alle loro storie individuali. Ma è soprattutto in “Progetto Grande Scimmia” che Laura Pugno osa e riesce nell’ambientare un tipica ghost story in uno degli appartamenti di via Tasso, dove le scritte di sangue che ogni notte ritornano sui muri della casa assumono il significato di una straziante metafora del dolore e della sofferenza.
    In alcuni racconti si avverte infine tutta la necessità di trasmettere ai giovani il significato e la memoria della Resistenza. Sono questi, forse, i racconti più consapevolmente politici perché è proprio nell’urgenza del dialogo tra generazioni che le istanze di quella lotta in qualche modo rivivono, recuperano senso e vincono ancora. E se nei racconti di Caliceti, Cacciapuoti e Ambrosecchio il campo di azione si sposta tra i banchi di scuola, gli strumenti e le armi per “resistere” non sono tanto i libri o la scrittura ma la stessa sensibilità, la spontaneità e l’entusiasmo incontenibile dei ragazzi.
    Un racconto di Gianluca Morozzi chiude l’antologia ed è abbastanza sintomatico che su sedici racconti presentati sia solo questo l’unico in cui compare un gruppo organizzato di militanti: anche loro resistono al conformismo dei tempi e all’arroganza dei “nuovi politici. Dopo aver scovato l’ultimo partigiano rimasto in vita, i ragazzi decidono, in modo folle e geniale, di imparare a memoria tutti i suoi ricordi: “Capisce? Noi tre ci stiamo imparando a memoria un pezzo del suo racconto, a turno. Così che la sua memoria continui a vivere nella nostra memoria, e in quella delle persone a cui racconteremo tutte queste storie”. In ultimo, nonostante i numerosi e significativi spunti di interesse presenti nell’antologia, segnalo alcuni motivi di perplessità. Innanzitutto, c’è una deriva verso situazioni che veramente poco hanno in comune con il tema della Resistenza. Nel racconto di Michele Governatori si apprende che il protagonista ha deciso di “resistere” alla “cicciona” che ogni giorno gli occupa il posto auto. E purtroppo non si tratta di uno svarione isolato: Davide Bregola, con un certa vena di melanconia, racconta la storia di un amico burattinaio che si ritrova a “resistere” contro la vita soffocante di un matrimonio ormai fallito. S’intenda, il problema va oltre le intenzioni dei due autori appena citati. Ma viviamo in tempi particolari, di grandi e piccole ambiguità, e se il messaggio è che tutto si può considerare resistenza, dalla lite condominiale ai problemi del quotidiano, allora l’operazione proposta da Fernandel diventa piuttosto confusa, sicuramente difficile da decifrare. Forse sarebbe stato il caso di aggiungere una prefazione o una postfazione, giusto per spiegare, chiarire e condividere con i lettori tutte le scelte fatte. Sarebbe bastato poco.

    «Oggi come ieri, il coraggio di chi alza la testa» (Teo Lorini, Ilcritico.com)

    Il prossimo 25 aprile sarà idealmente il sessantesimo compleanno della lotta partigiana per la Liberazione dal nazifascismo. Quello di Resistenza è tuttavia un concetto che non ha smesso di dividere Italia e italiani, e men che meno sembra pacificato oggi, mentre si riduce inesorabilmente il numero dei protagonisti che hanno vissuto quella stagione, e gli epigoni loro e dei loro avversari sembrano spesso gareggiare nel tentativo di chiudere definitivamente o di riscrivere, cambiando di segno, una pagina tanto discussa e problematica della nostra storia.
    È da questo dibattito e da questa difficoltà che prende le mosse la raccolta allestita da Fernandel. Un’antologia che, evitando tanto le oleografie quanto le posizioni di preconcetta difesa della letteratura resistenziale, si pone la sfida di ragionare intorno all’attualità o, meglio ancora, alla contemporaneità dell’Idea. Cos’è oggi la Resistenza? C’è ancora posto per questo concetto nell’Italia del 2005 e nella sua letteratura? E se sì, di che valenze si carica? Di che ideali si nutre?
    Per rispondere a queste domande, Sergio Rotino e Giorgio Pozzi hanno chiesto il contributo di sedici scrittori italiani, tutti nati dopo il 1945, imponendo loro la clausola di ambientare i propri racconti nel nostro presente. Ne sono scaturite risposte difformi, perfino disarmoniche, in un quadro d’insieme che, se da un lato inquieta, dall’altro conferma la vitalità della Resistenza e il bisogno per l’Italia odierna (ma non solo per essa) di non cessare di interrogarsi su quella stagione e su quei valori e di non smettere di perpetuarne la memoria.
    I contributi assemblati sono troppi per una valutazione dettagliata ma, fermo restando l’ottimo giudizio sulla qualità complessiva del volume, ci sono quattro testi che una segnalazione la meritano davvero, perché da tempo non ci capitava di leggere racconti tanto ispirati. Storie che ci entrano dentro e non se ne vanno facilmente, ma continuano ad aleggiare nei nostri pensieri e nelle nostre sensazioni, riempiendoci di dubbi, di disagio, di allarme.
    Progetto Grande Scimmia di Laura Pugno è una riflessione evocativa e sofisticata sulla persistenza della memoria e sulla coazione a ripetere dell’animale uomo. Babele di Marco Aliprandini entra nel tema da una prospettiva originale e lo affronta con solennità asciutta e lontana da compiacimenti e patetismi. Piersandro Pallavicini e Elio Paoloni, infine, si aggiudicano ex aequo un ideale premio per il racconto migliore con due prove coraggiose e spiazzanti, due racconti diversissimi ma egualmente possenti, capaci di rivelare senza una parola di troppo tutta la violenza insinuante, spietata, soverchiante dei fascismi di ieri e di oggi, e contro cui è più che mai necessario, oggi come ieri, il coraggio di chi alza la testa e sceglie la via della Resistenza.

    end faq

  • Ancora rassegna stampa sul libro («Portici», «Libertà», «Coolclub», «il Manifesto», «La Gazzetta di Reggio Emilia»)