Collana Laboratorio Fernandel

Spazzatura! Racconti del rifiuto e del riciclo

a cura di Giulio Mozzi e Mauro Pianesi


Spazzatura! Racconti del rifiuto e del riciclo
Pagine: 196
Isbn: 9788887433616
Collana: Laboratorio Fernandel
Data di pubblicazione: settembre 2005


Prendete una ventina di persone che hanno voglia di imparare a raccontare storie. Portatele in una discarica. Dite loro: «Di che cosa parla la letteratura? La letteratura parla del mondo. E che cosa è il mondo? Il mondo è una gigantesca macchina per riciclare la vita. Tutto ciò che vive, vive per morire e trasformarsi, modificandosi, in nuova vita. Guardatevi intorno, e raccontate». Questo è più o meno ciò che è accaduto nel novembre del 2004 nel corso di un laboratorio di scrittura organizzato nell’ambito del festival UmbriaLibri, condotto da Giulio Mozzi e sponsorizzato dalla società Gesenu (Gestione Servizi di Nettezza Urbana) di Perugia. I racconti raccolti in questo libro sono il risultato di quel laboratorio.

Presentazione da non buttare via (di Giulio Mozzi)

Nel novembre del 2004 si è svolto a Perugia, nell’ambito della manifestazione Umbrialibri, un Laboratorio di scrittura e narrazione dedicato ai rifiuti.
La cosa, almeno all’apparenza, non è del tutto normale; e quindi a me, in qualità di conduttore del laboratorio e di curatore (con Mauro Pianesi) di questo libretto, toccano l’onere e l’onore di spiegarla.
Prima premessa. Una delle cose che la Letteratura fa, è: descrivere il mondo. Il mondo è fatto di tante cose: tra queste, di rifiuti. Quindi ha senso un laboratorio di scrittura e narrazione dedicato ai rifiuti. Ciascuno di noi produce ogni giorno una certa quantità di rifiuti, e ogni giorno dedica una certa quantità di tempo a gestirli: li mette nelle pattumiere di casa (l’umido qui, il secco non riciclabile lì, la plastica da una parte, la carta dall’altra), li conferisce (meraviglioso verbo trovato dalla burocrazia) nei cassonetti e nei bidoni, li abbandona alle ore stabilite fuori della porta di casa, e così via. In un vecchio numero della Settimana enigmistica, nella celebre rubrica «Strano ma vero», una volta lessi quante ore della nostra vita spendiamo, in media, a sbattere le palpebre negli occhi. Non mi ricordo quante ore fossero: mi ricordo che era un numero strabiliante di ore. Nelle scorse settimane, mentre lavoravo alla scelta e alla cura dei testi da pubblicare, e rimuginavo le cose da dire in questa prefazione, ho provato a tener conto del tempo che dedicavo alla spazzatura.
Più o meno, ventidue minuti al giorno. Ipotizzando quarant’anni di vita attiva (quand’ero piccolo non mi curavo di gestire la spazzatura, mi limitavo a produrla; e mi auguro che quando sarò vecchio qualcuno mi solleverà da questa incombenza) saltano fuori 5.353 ore, ovvero 223 giorni. Per migliorare il paragone: un lavoratore che lavori quaranta ore per settimana e faccia un mese di ferie l’anno, lavora in un anno 5.775 ore. In una vita dedichiamo 0,926 anni lavorativi a gestire la spazzatura (e il conto che ho fatto è moderato).
Conclusione: i rifiuti, la spazzatura, sono una parte importante della nostra vita. La Letteratura non può ignorarla. Seconda premessa. Che cosa si fa in un Laboratorio di scrittura e narrazione? La risposta giusta è: «Dipende». Un Laboratorio di scrittura e narrazione può essere dedicato alla Narratologia applicata, agli Esercizi di stile, ai Giochi verbali, alla Retorica ristretta e/o allargata, alla Descrizione, al Punto di vista, al Colpo di scena, al Dialogo, alla Formazione dei personaggi, all’Ambientazione, alla Trama e all’Intreccio, e così via.
Si fanno queste cose, in un Laboratorio di scrittura e narrazione, se si pensa che la scrittura e la narrazione siano delle Tecniche: che si studiano diligentemente e si apprendono con il paziente esercizio.
Ma si può anche pensare che la scrittura e la narrazione siano delle Pratiche per mezzo delle quali entriamo in relazione con il mondo e con le altre persone. In questo caso, tutti gli Argomenti di cui sopra diventano materie secondarie e facoltative. In effetti, dopo dodici anni di più o meno onorata pratica della Letteratura, e dopo altrettanti anni di più o meno onorata pratica di Insegnamento della scrittura e della narrazione, sono arrivato a concludere questo: che è del tutto inutile, se non nell’ambito delle scritture Funzionali, Legali, Aziendali, Ministeriali et similia, mettersi a discettare sulle Tecniche. La scrittura e la narrazione nascono, come tante altre cose, dalla Meraviglia e dal desiderio di condividerla.
Terza premessa. Se intendiamo la scrittura e la narrazione come Tecniche, allora il nome giusto per il complesso delle Tecniche è: Retorica. Se invece intendiamo la scrittura e la narrazione come Pratiche della Meraviglia e della condivisione della Meraviglia, allora il nome giusto per il complesso delle Pratiche è: Profezia.
Per «Profezia» intendo: l’arte di vedere ciò che sta sotto gli occhi e di dire al nostro prossimo: «Ehi, guarda! C’è quella cosa lì!»
È profeta non chi vede il futuro (non si può vedere il futuro: si possono fare, al massimo, delle stime metodologicamente corrette), bensì chi vede il presente. I profeti biblici non erano profeti perché dicessero al popolo d’Israele: «Guardate che accadrà questo», ma perché dicevano: «Guardate che cosa siete».
Prima conclusione. Un Laboratorio di scrittura e narrazione è quindi, piaccia o non piaccia, un Laboratorio di Profezia. E se la cosa pare strana, non so che farci.
Cronistoria, uno. Quando Mauro Pianesi – che lavora presso il servizio Attività culturali della Regione Umbria – mi telefonò proponendomi di condurre un Laboratorio di scrittura e narrazione nel contesto di Umbrialibri, conversammo un po’ per definirne i possibili contenuti. Mauro sapeva che avevo appena finito di condurre, a Bolzano, un laboratorio dedicato ai supermercati. Cercammo di trovare un oggetto interessante sul quale far posare gli occhi dei nostri Aspiranti Profeti (degli iscritti al Laboratorio, intendo). Doveva essere o un oggetto di quelli che si hanno sempre sotto gli occhi, o un oggetto di quelli che non si guardano mai – che si cerca di non guardare, di non vedere.
Per la prima specie, pensammo ai trasporti pubblici. Per la seconda specie, Mauro propose i rifiuti. I rifiuti, subito, ci sembrarono più interessanti. E, diceva Mauro, probabilmente l’azienda Gesenu di Perugia (Gestione Servizi di Nettezza Urbana, società per azioni a capitale misto pubblico-privato fondata nel 1980 tra il Comune di Perugia e il Gruppo Sorain Cecchini), avrebbe trovata interessante la cosa: perché, diceva, era un’azienda molto attenta alla comunicazione – anche in forme innovative – e all’educazione ambientale.
E così fu. Colgo l’occasione per ringraziare l’azienda Gesenu, che ha contribuito economicamente alla produzione di questo libro, e in particolare le persone che ci hanno accompagnati nelle visite all’Impianto di selezione di Ponte Rio e all’Impianto di compostaggio (adiacente alla Discarica controllata) di Pietramelina, spiegandoci molte cose con molta pazienza. Chi volesse saperne di più sull’azienda Gesenu, può cominciare dando un’occhiata in rete. L’indirizzo è: http://www.gesenu.it.
Cronistoria, due. Che cosa abbiamo fatto, dunque, durante i tre giorni del Laboratorio? Niente di speciale. Siamo andati a visitare gli impianti. I testi Descrizione della gita, di Barbara Pilati e Il gesto del rifiuto di Mara L. Alunni, che trovate nelle pagine di questo libro, raccontano un po’ – e assai diversamente – la nostra escursione.
Ci siamo guardati intorno. Abbiamo imparato cose che non sapevamo. Abbiamo diligentemente preso appunti, abbiamo scattato fotografie con le macchine fotografiche digitali, abbiamo fatto domande. Abbiamo guardato tutto, toccato tutto, annusato (con cautela) tutto.
La visita all’Impianto di compostaggio, nel buio illuminato dalle luci di servizio, mentre una leggera pioggerella un po’ cadeva e un po’ smetteva, è stata quasi magica.Cronistoria, tre. Tornati in aula, che cosa abbiamo fatto? Di nuovo, niente di speciale. Abbiamo cominciato con la solita domanda: «Che cosa possiamo raccontare?». Abbiamo abbozzato a voce progetti di racconti, e li abbiamo discussi. Qualcuno ha trovato anche il tempo, nei tre giorni di laboratorio, di mettere già qualcosa nero su bianco: e abbiamo letto e discusso. Ci siamo interrogati sulle sensazioni provate durante la gita. Ci siamo domandati: «Ma noi, dei rifiuti, che cosa ne sappiamo?». Abbiamo, inevitabilmente, esplorato il potenziale allegorico dei rifiuti.
E ci siamo lasciati con l’impegno di scrivere.
Precisazione. La domanda è: «Ma durante un Laboratorio di scrittura, non si dovrebbe scrivere?». La risposta è: «Magari sì, un poco. Ma se si sta insieme tre giorni, e in quei giorni si fa anche un’esperienza tutta particolare come quella che abbiamo fatta, è difficile trovare non dico il tempo, ma anche la voglia di subito scrivere, subito fermare, subito narrare». Le esperienze, anche quelle provocate ad arte (è il caso nostro) devono essere un po’ digerite.
Questo libro, uno. Questo libro raccoglie dunque alcuni dei testi prodotti, nei mesi successivi al laboratorio, da quei partecipanti che hanno avuto voglia e tempo di scrivere. Alcuni di questi testi erano già stati discussi, come progetto di scrittura, nei giorni del Laboratorio. Altri sono stati discussi con scambi di posta elettronica (per quel che si può discutere in questo modo). Su tutti i testi che, alla fin fine, mi sono sembrati abbastanza interessanti da meritare la pubblicazione, ho fatto un leggero lavoro di edizione: una virgola qui, un aggettivo lì, un alleggerimento qua, uno sveltimento là. Ho escluso alcuni testi perché mi sembravano meno interessanti o, semplicemente, non riusciti.
Istruzioni per la Lettrice e il Lettore. Cara Lettrice, caro Lettore: in questo libro non troverai nessun Capolavoro. Alcuni testi sono più riusciti, altri meno. Di un paio oserei dire che mi sembrano proprio belli. Di un paio d’altri oserei dire, al massimo, che mi sembrano così così. Ma non è questo il punto.
Il punto è che tutti questi racconti, sia quelli proprio belli sia quelli semplicemente ben riusciti sia quelli così così, vi propongono qualcosa che può servirvi. Tutti questi racconti, nel loro piccolo, azzardano una minima Profezia. Tutti questi racconti tentano di rivolgere il vostro sguardo in una direzione inusuale, su un oggetto inusuale, con una inclinazione inusuale.
Quindi tutti questi racconti, credo, vi sono utili. Tenetene conto.
Questo libro, due. Alcuni racconti parlano esplicitamente di rifiuti, spazzatura, riciclaggio, compostaggio. Altri racconti sembrano parlare d’altro.
Un paio di giorni fa un amico mi ha domandato: «Ma tu, pensi di essere immortale?»
Ho risposto: «Non so. In fondo io non sono altro che uno strumento per mezzo del quale alcune sostanze tentano di riprodursi, di destrutturarsi o di combinarsi con altre sostanze. Se questa è immortalità, sono immortale».
Credo che questi racconti ci parlino, ciascuno a modo suo, di una qualche sorta di immortalità – o della perdita dell’immortalità. Non è possibile pensare seriamente ai rifiuti e al loro trattamento senza farsi prendere da un trip cosmologico. Nulla si distrugge, tutto si trasforma, è intitolato il racconto di Maria Cristina Ceccarelli. E non è questo un modo di immaginare non solo il mondo nel quale viviamo, ma anche tutto il cosmo?
L’uomo ha il mondo. Ne prende delle parti, le trasforma per il proprio utile. Queste parti sembrano uscire dal mondo: anche quando all’uomo non servono più, e le abbandona, non riescono a reimmettersi nel ciclo di distruzione e trasformazione. Allora l’uomo è costretto a rivolgersi a loro, a farsi responsabile della loro reimmissione nel ciclo di distruzione e trasformazione. Finché le parti del mondo tolte dal mondo vengono restituite al mondo: l’asse ridiventa albero, il cemento si polverizza nell’humus, la plastica è scomposta nelle sue molecole.
Non è forse qui, nel restituire al mondo ciò che gli ha tolto, che l’uomo davvero si dimostra capace di creare?
Conclusione. I testi sono disposti secondo l’ordine alfabetico degli autori. L’ordine è violato da Piccolo gioco a risposta multipla di Nicoletta Retico: che ho collocato in fondo, come una sorta di «test di comprensione».
Buona lettura.