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IL LADRO DI PAROLE di Maffioletti Elena

Categoria:   Top  Collana Fernandel
 


Pagine : 160
Prezzo : 12,00 €
ISBN : 978-88-95865-17-1
ANNO : 05-11-2009



Barbara è una famosa scrittrice in lento declino. Lavora a un nuovo romanzo, ma le parole la tradiscono in continuazione. Diventa sempre più faticoso riempire la pagina bianca, così come diventa sempre più difficile accettare i segni dell’età che avanza. Accanto a lei, a condividere un’esistenza scandita dal ticchettio dei tasti sul computer, c’è Betta, la fedelissima redattrice e segretaria tuttofare.
Una sera d’estate però una copia del manoscritto viene perduta. Un incidente che segna una svolta in quel mondo fatto di parole. Si fa vivo un invadente sconosciuto che riscrive l’opera pagina per pagina. Sfronda, modifica e inventa nascosto dietro a un indirizzo e-mail, scardinando il sentimento di complicità che unisce le due donne e modificando profondamente il loro rapporto. Affascinata suo malgrado dalla sfacciataggine e dal talento dell’uomo, Betta si lascia coinvolgere in una corrispondenza nella quale affiora la sostanziale componente erotica della scrittura. Barbara, offesa e violata in ciò che possiede di più intimo, cerca invece improbabili occasioni di rivincita. Alla fine ciascuno dei tre dovrà fare i conti con ciò che ha guadagnato e ciò che ha perduto…

Recensioni
L'Eco di Bergamo
11 novembre 2009

Sabrina Penteriani



Barbara è una scrittrice famosa. Ma col tempo la sua vena si è affievolita, e ora trema davanti a una pagina bianca. Il suo editore preme: attende un nuovo bestseller da dare in pasto ai lettori. Chiusa in un mondo ovattato, tutto al femminile, Barbara ha accanto Betta, la segretaria tuttofare, che è diventata col tempo anche l’editor che puntella le frasi stanche, «sartina» che rammenda le trame sfilacciate e sfronda i capitoli dalle incongruenze.
La vicenda letteraria e umana di Barbara, tiranna del suo piccolo impero privato, sembra avviata a un lento, inesorabile declino, finché tra queste due voci in leggero, rispettoso contrappunto non se ne inserisce una terza, inaspettata, misteriosa, dirompente. All’inizio non è niente più che un indirizzo e-mail, poi diventa una presenza sempre più invadente.
C’è tutto il piacere, il tormento, la fatica della scrittura come atto creativo artigianale, come scintilla d’anima e di talento e anche come processo industriale nell’ultimo romanzo dell’autrice bergamasca Elena Maffioletti Il ladro di parole (Fernandel, pp. 157, euro 12). Dopo le storie familiari di Sotto il cielo d’aprile (Baroni, 1993) che ne aveva segnato l’esordio, dopo l’appassionante Le prigioni del verde, con atmosfere che evocano Garcia Lorca (Baroni, 2003), la scrittrice con questo libro cambia registro per raccontare una storia di oggi. Una vicenda appassionante, un giallo interiore che tiene incollati alle pagine e si fa apprezzare per il ritmo incalzante, per il tratteggio sofisticato, per l’irresistibile galleria di personaggi, per lo sguardo sensibile sulla realtà quotidiana. La presentazione del volume, organizzata da Buona Stampa, è in programma per domani alle 18 al Centro Congressi in viale Papa Giovanni XXIII. Intervengono, con l’autrice, Marco Beck, poeta e consulente editoriale, e Claudio Calzana, scrittore.
Il ladro di parole più di tutto mette l’accento sul potere della parola scritta, sulla sua capacità di entrare nel cuore di ogni persona e di uscirne rinnovate, raddrizzate, rimescolate, aprendosi a una vita nuova e indipendente perfino dall’autore, dalle intenzioni insomma di chi per primo le ha concepite.
Nel romanzo di Elena Maffioletti la scrittura è davvero viva, la letteratura entra nella realtà, la pervade, la scuote. Si insinua nell’intimità, nella sfera dei sentimenti. «L’importante – dice a un certo punto Barbara – è non ripetersi. Afferrare un’idea per i capelli, sciacquarla e risciacquarla finché le parole non acquistano consistenze nuove. La letteratura, mia cara, non è altro che un grande stenditoio».
L’autrice, senza rinunciare alla sua consueta eleganza stilistica, trova attraverso ordinari vizi e virtù dei suoi personaggi la strada maestra per raggiungere il lettore, coinvolgendolo in un gioco intrigante, a tratti sensuale.
Barbara, ridotta a partecipare a un grappolo di presentazioni mondane per tenere viva la sua memoria, a comparire in insulsi talk show televisivi, a dare risposte di circostanza alle lettrici in una rubrica della posta del cuore su un giornale femminile è in cerca di riscatto: «Glielo vorresti gridare, a tutti quanti, che tu sei diversa da loro, perché le parole non fermano gli anni, ma gli anni fermano le parole, le cementano consegnandole alla memoria, e quel mucchio di fogli ancora da scrivere contiene il tuo passaporto per l’eternità». Alla fine trova qualcosa di inaspettato, trova qualcuno che raccoglie le macerie della sua opera individuale e le trasforma in una sinfonia a tre mani, con un atto così intimo da assumere il sapore acre di una violenza. Imprevedibile il finale, così come l’esito di qualunque relazione (non solo) letteraria: un’inedita fusione di libertà, che ha sempre un prezzo.

Scritture e pensieri
Supplemento letterario al «Corriere nazionale» del 13-12-2009
Stefania Nardini

Barbara è una scrittrice famosa. Ma col tempo la sua vena si è affievolita. Nel suo mondo ovattato, tutto al femminile si inserisce una terza, inaspettata, misteriosa persona. All'inizio non è niente più che un indirizzo e-mail, poi diventa pagina dopo pagina personaggio. Un buon libro sul mondo della scrittura.

mangialibri.com
Mina Patrizia Paciello
gennaio 2010
Barbara, famosa scrittrice ormai in parabola discendente, è alle prese con il suo nuovo romanzo senza riuscire a farlo decollare. Le pagine vuote hanno il potere di farla precipitare in uno stato d'angoscia. Betta - sua editor fidata, da sempre al suo fianco - condivide con lei un mondo fatto di tempi da rispettare, riti, abitudini ma anche di parole che, si accorge, comincia a tradirle. Barbara infatti non riesce più a trovare l'entusiasmo di uno sguardo attento a cercare storie per i suoi libri, storie che non risvegliano in lei più alcuna curiosità. Il mondo ha smesso di sorprenderla e, oltretutto, registra una perdita di entusiasmo che si intreccia con la consapevolezza di qualcosa di implacabile, perchè "le parole non fermano gli anni ma gli anni fermano le parole". La sua fantasia non corre più lungo i sentieri possibili del foglio, il nulla si è sostituito a quei conosciuti segni portatori di potenziali racconti. Segni non più tracciati sulla pagina ma sul suo viso, rughe disegnate agli angoli degli occhi, macchie della pelle, labbra tirate che ogni mattina cerca di correggere. Sta invecchiando, la vita è diventata vuota e così anche la pagina.
Tutto cambia quando una sera una copia del manoscritto viene perduta. A ritrovarla sarà un giovane che deciderà di riscrivere quella storia a modo suo, entrando senza essere invitato in un rapporto a due, violando quell'intimità e conferendogli quasi un valore erotico. Betta si lascia affascinare dal gioco dell'uomo mentre Barbara rimane profondamente offesa nel suo orgoglio, sentendosi derubata e violata...
Romanzo tattile e odoroso, perché ogni cosa descritta può essere toccata (le rughe, i tasti del computer, i fogli) e annusata (il profumo di Barbara, gli ingredienti della cucina di Elvira, la cuoca), ma anche romanzo impregnato di dolore, il dolore che  accompagna tutti, quello della perdita. E allora sono le lacrime di Nina, raccolta per strada e salvata dall'inferno, a descrivercelo con il suo vissuto di tradimenti e di futuro negato, o il rancore di Elvira  la cui  memoria di tanto in tanto la spinge nei tentacoli del passato. La trama cattura sin dal principio accompagnandoci in un universo tessuto al femminile lì dove le storie private si intrecciano fra di loro regalando senso ad ognuna. Gli unici due uomini di questa storia, il bibliotecario e l'ex direttore editoriale, sono nella storia quasi a dover tracciare un confine tra i due mondi. Tutti i personaggi sono ben delineati, mai banali, gli intrecci sono ben spiegati e si apprezza l'attenzione posta alla descrizione delle personalità di ognuno di loro. E' un viaggio all'interno della scrittura, lì dove l'autrice ha voluto mettere l'accento in modo semplice ma coinvolgente, mai distaccato. E' un libro sul potere delle parole, quelle dense di significato che possono cambiare il corso degli eventi. La parola come  traccia, traccia per non perdersi e per ritrovarsi, traccia per farsi riconoscere. Lo scrivere è un modo privilegiato di lasciare la scia del nostro passaggio, ma quando il rapporto tra realtà e linguaggio, tra mondo reale e mondo immaginario diventa difficile, allora bisogna anche fare i conti con la mancanza e con la necessità di rinnovarsi.




librisulibri.it
28 maggio 2010
Elda Cannarsa

 


Barbara, ruvida e antipatica, è una scrittrice famosa, sul viale del tramonto e a corto di…parole. Betta, senza infamia nè lode, lavora con lei, ufficialmente come dattilografa, ufficiosamente come editor.
Nico è il  maschietto della situazione, grezzo nei pensieri e nelle parole ma dotato di notevole abilità letteraria.
Questi i personaggi principali che si muovono all’interno di una storia complessa e un po’spinosa: Il ladro di parole, di Elena Maffioletti, edito da Fernandel. Ve lo racconto in breve: Barbara ha perso il manoscritto del suo romanzo. Un manoscritto messo insieme a fatica, per mancanza di ispirazione e di parole e quindi un romanzo che, molto probabilmente, non sarà all’altezza dei suoi precedenti successi.
Quasi per miracolo, il manoscritto viene ritrovato nonchè riscritto. Capitolo per capitolo, Nico, giovane e sfrontato bibliotecario, rivede, riscrive, cesella e spedisce il lavoro per email, accompagnandolo con messaggi irrispettosi e provocatori.
Dall’altro lato dello schermo c’è Betta che raccoglie entrambi: i capitoli da rifinire e i messaggi da…dimenticare…
Perchè penso che sia una storia spinosetta? Forse perchè tutto ruota intorno alla frustrazione: quella di Barbara che deve far fronte al suo inarrestabile declino, quella di Betta, pura e semplice “sartina” delle parole con zero certezze di un futuro diverso e quella di Nico, autore nell’anima e sulla carta, ma privo degli attributi sociali per uscire allo scoperto.
Sì, forse per questo Il ladro di parole è un libro che non ho amato molto: non ho nè riso nè pianto.
Non mi ha lasciato nessuna sensazione bella, semmai un po’di fastidio. Ci ho messo un po’ a capire il perchè anche se la spiegazione ce l’avevo sotto il naso.
La verità è che i personaggi principali de Il ladro di parole non fanno assolutamente nulla per piacere al lettore. Ce ne sono altri – peraltro tutti femminili- che si prendono cura del “pubblico” ma Barbara, Nico e Betta hanno altro da fare e del lettore se ne fregano ampiamente.
In questo credo che Elena Maffioletti sia stata molto brava, che sia riuscita cioè nel difficilissimo compito di lasciar vivere i personaggi di vita propria, per quanto ruvida, mediocre o frustrata questa sia.
Se avessi una scuola di scrittura creativa, consiglierei la lettura de Il ladro di parole agli studenti perchè nonostante sia un libro in cui:
1 non avviene catarsi
2 l’identificazione con qualcuno dei personaggi, se c’è, è faticosissima
3 la storia – dal soggetto originale- predilige il pensiero all’azione
Il ladro di parole non e’ un romanzo che si abbandona a metà strada, anzi.
Se non è  abilità questa…


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