Francesca Violi - Un anno a Casale Nuovo
Francesca Violi, Un anno a Casale Nuovo

Api


Oh, le piccole, deliziose depressioni che formi coi tuoi gomiti appena sopra le ginocchia! Nel nido roseo delle tue mani, lampi di smalto blu sui tasti del telefonino. A chi scrivi a quest'ora del mattino, romantica Anna, al tuo ragazzo? È per questo che non senti il freddo morderti la carne tenera che deborda dai jeans?
Oh, la frangetta a filo d'occhi che freme quando ti giri di scatto, neanche avessi sentito lo sguardo del tuo grasso compagno di fermata accarezzarti i fianchi. E allora, innocente Anna, perché ti pieghi ancora più in avanti, al punto che si affaccia il gattino giapponese che vive appena sopra l'orlo delle tue mutande?
Anch'io ho un tatuaggio, ma tranne il tatuatore non lo ha mai visto nessuno, neanche mia madre. Tanto meno mia madre! È un'ape, tipo illustrazione di vecchio dizionario.
Le api sono interessanti.
Io dico api e tu magari pensi all'Ape Maia, o al latte caldo col miele: si pensa sempre alle api come bonarie servizievoli cagamiele. Ma prova a immaginare l'oscurità dolciastra dell'alveare, il pulsare delle larve traslucide nelle cellette di cera! La vedi la regina, immobile, l'addome sproporzionato gonfio di uova, ingozzata di secrezioni zuccherine mentre i fuchi la fecondano e poi muoiono tutto intorno? Ah, in autunno quelli che non si sono accoppiati vengono uccisi dalle operaie perché non consumino cibo, lo sapevi? Le api sono animali interessanti. Non i cazzo di gattini giapponesi.
E il pungiglione? Immagina quel tuo fidanzatino che ti difende dalle attenzioni di un perverso ciccione (io): si scosta il ciuffo dall'occhio e mi molla un cazzotto in pancia, ahi! Ma il pugno gli rimane conficcato dentro il mio corpo! Il poverino tira per estrarlo e gli viene via il braccio; lui si agita freneticamente per il panico e il dolore e allora appresso al braccio va un polmone, lo stomaco, poi le budella cominciano a srotolarsi fino alla morte dell'esemplare.
Così funziona il pungiglione: è per la sopravvivenza della specie.
Il tuo fidanzatino cosa sarebbe disposto a fare per la sua specie? E per te? Non ti ha neanche risposto al messaggio. Io, per te mi lascerei riempire di pungiglioni avvelenati.
Come la corriera sbuca dalla curva, tu e la tua tracolla siete già sul bordo sul marciapiede. Io invece fino all'ultimo resto qui, appoggiato al palo. Ma tanto lo sai che poi salgo e mi metto in un posto da dove posso osservarti in pace.
Stai sempre a guardare il niente fuori dal finestrino, o forse ti stai solo specchiando nel vetro.
Lo sai che in questo momento in Central Valley, California, il cielo non è grigio come fuori da questa corriera, ma è bianco e rosa di fiori di mandorlo? Ci sono più mandorli lì che in tutto il resto del mondo: mandorli e mandorli, dove ti giri, fin dove riesci a vedere. E poi è nero, il cielo, è vivo: e ronza.
Miliardi di api.
Più fiori impollinati, più mandorle prodotte. Per questo ogni anno in febbraio arrivano apposta da tutta l'America: apicoltori coi camion carichi di arnie. Miliardi di api! Uno sciame smisurato, infinito, assurdo! Non la vorresti vedere, una cosa così? Ma tu ci credi ancora che potrai avere quello che vuoi dalla vita? Scommetto di sì, per questo te ne stai lì imperturbabile a fissare il vuoto. Pensi che hai tempo, che il momento buono deve ancora arrivare. E invece mentre noi siamo qui a fare la muffa il mondo vive e brucia.
Dicono che le api stanno scomparendo. Succede un po' dappertutto, non si sa perché. Forse è l'inquinamento.
Muoiono in massa, o semplicemente spariscono.
Ma prima che succeda non sarebbe bello dirottare questa corriera inutile e andare fin là, fino alla Valle Centrale a vedere il cielo che da rosa diventa nero?

© febbraio 2010 Francesca Violi