Stefano Amato - L'apprendista libraio
Stefano Amato, L'apprendista libraio (luglio 2009)


Crisi estive


«La crisi economica si sente anche in libreria?» Chiedono in molti.
Sì, si sente eccome. Altrimenti non si spiega perché oltre ai clienti che pretendono uno sconto, oltre agli scrocconi che non comprano un libro neanche sotto minaccia di morte, siano in aumento anche quelli che cercano l’edizione economica di un libro appena uscito. Può sembrare assurdo, ma è così.

CLIENTE: «Ce l’avete l’ultimo di Zafón?»
IO: «Eccolo, è appena arrivato».
CLIENTE: «Perfetto. Mi dia l’edizione economica e me l’incarti, per favore».
IO: «Edizione econ...? No, per ora abbiamo solo questa».
CLIENTE: «Allora in magazzino, forse?»
IO: «No, ascolti. Non dipende da noi. L’edizione economica non uscirà prima di un anno, un anno e mezzo».
CLIENTE: «Non può fare uno strappo?»
IO: «...»
CLIENTE: «Secondo me alla Feltrinelli ce l’hanno già, l’edizione a otto euro».
IO: «Ah, sicuramente. Corra, prima che finiscono le loro copie».

Lo sconto è un discorso a parte. Una volta i clienti lo chiedevano quasi con imbarazzo, arrossendo. Oggi, complici i grandi ipermercati che scontano tutti i libri, tutto l’anno, è preteso. Con il risultato che le librerie indipendenti come quella dove lavoro io ormai sembrano dei veri e propri Suk.

IO: «Fanno trentaquattro euro».
CLIENTE: «Con lo sconto del quindici percento verrebbe...?»
IO: «Mi dispiace, non c’è sconto su questi libri».
CLIENTE: «Ma al Carrefour me lo fanno sempre!»
IO: «Guardi, le posso fare il dieci percento».
CLIENTE: «Andata».

Nel frattempo è arrivata l’estate, forse la stagione peggiore per un apprendista libraio. Stare chiuso in una stanza illuminata al neon mentre davanti alla porta vedi la gente sfilare sotto il sole in costume da bagno, non è il massimo della vita. La cosa peggiore però è un’altra. E cioè notare quante persone, soprattutto turisti, preferiscono rinchiudersi con te in quella stanza piuttosto che godersi l’aria aperta o il mare. Secondo me è semplicemente da pazzi. Percorri migliaia di chilometri, per fare cosa? Comprarti Angeli e demoni di Dan Brown dopo un’ora e mezza di ricerca? E il lato triste della faccenda è che se le persone rinsavissero, godendosi le cose gratuite (mare, sole, monumenti) invece di sentirsi in dovere di spendere continuamente del denaro, probabilmente nel giro di un paio di mesi la libreria andrebbe in bancarotta – ma che dico la libreria, tutte le attività commerciali; ma che dico le attività commerciali, tutti i paesi industrializzati; ma che dico i paesi industrializzati, tutto l’emisfero occidentale; ma che dico l’emisfero occidentale, tutto il pianeta Terra.
Ed ecco dimostrato, in due paragrafi, perché secondo me il sistema capitalista è basato sull’insania mentale delle persone.

E ora vorrei regalare ai lettori dell’Apprendista libraio uno sguardo privilegiato all’interno di quel groviglio di paranoie e complessi che è la mia mente. Di solito è impossibile sapere che cosa passa per la testa di un commesso: dobbiamo essere gentili con tutti, “il cliente ha sempre ragione” e tutte quelle stronzate. Difficilmente, quindi, quello che diciamo corrisponde a quello che pensiamo. Ma qui, in esclusiva per voi, ecco le due versioni in contemporanea. Per chi avesse dubbi, in corsivo è scritto quello a cui in realtà sto pensando dietro uno stiracchiato sorriso di circostanza.

CLIENTE: «Buongiorno».
IO: «Salve!» (Oh, no, ancora tu?)
CLIENTE: «Come va?»
IO: «Bene, grazie». (A meraviglia, fino a cinque secondi fa.)
CLIENTE: «Senta, lei forse può aiutarmi».
IO: «Spero di sì». (Merda, adesso spunta fuori che cerca un libro di cui non sa nulla, sta’ a guardare.)
CLIENTE: «Dunque, ieri sera alla radio parlavano di un libro… Ma in questo momento non ricordo come s’intitolava».
IO: «Mmmh». (E ti pareva.)
CLIENTE: «Parla di Giulio Cesare».
IO: «L’autore se lo ricorda?» (Ma figurati. Se dice di sì, accendo un cero alla Madonna.)
CLIENTE: «Eh, bravo! A quest’ora gliel’avevo già detto, no?»
IO: «Giusto». (Ma quanto sei simpatico.)
CLIENTE: «So solo che è un professore».
IO: «Un professore, eh?» (E allora? Va be’, meglio fingere di digitare qualcosa sulla tastiera: LAKSDFHGALHGLA.)
CLIENTE: «Trovato?»
IO: «Non ancora». (Come no. Ho digitato ‘PROFESSORE’ e mi è uscito fuori il titolo del libro.)
CLIENTE: «Se serve, so che è di Livorno».
IO: «Ah». (Cioè, fammi capire: secondo te abbiamo gli autori schedati per città di nascita o di residenza? Ragazzi, stai più fuori di quanto pensassi.)
CLIENTE: «E se non sbaglio… Sì, dovrebbe essere uno storico».
IO: «Capisco». (Mi prendi in giro. Uno storico ha scritto un libro su Giulio Cesare? Sarebbe la prima volta. Comunque: AHSDGAHSKGAH.)
CLIENTE: «Niente, vero?»
IO: «Mi dispiace, ma così è un po’ difficile». (Dài che se ne va. Dài che se ne va. Dài che se ne va.)
CLIENTE: «Lo so, ma allora voi che ci state a fare, mi scusi?»
IO: «Ha ragione, però non possiamo essere informati su tutti i libri che escono. (Che ci sto a fare? Credimi, me lo chiedo ogni santo giorno.)
CLIENTE: «Va be’, torno un’altra volta, magari con il titolo del libro».
IO: «Okay». (Cos’è? Una minaccia?)
CLIENTE: «Arrivederci».
IO: «Arrivederci». (Fatti una vita.)

© 2009 Stefano Amato