Stefano Amato - L'apprendista libraio
Stefano Amato, L'apprendista libraio (novembre 2009)


ALCUNE COSE CHE HO IMPARATO LAVORANDO IN LIBRERIA

Qualche settimana fa in libreria è entrato un tizio che mi ha chiesto: «Chi è lo scrittore italiano più famoso nel mondo dopo Pirandello?» Ormai davanti a domande del genere non batto ciglio. Le richieste assurde si sprecano («avete libri sulla personalità delle galline?») quindi una più una meno, poco importa. Preferendo dargli corda, quindi, ho snocciolato al tizio i primi nomi che mi venivano in mente, sapendo che tanto non ci avrei mai preso. «Eco? Calvino? Dante?»
Lui è scoppiato a ridere.
«Ubaldi» ha detto quando è riuscito a placare le risate. «Le dice niente questo nome?»
«No».
«Ma avete qualcosa di suo, in libreria?»
Più che altro per farlo contento ho digitato nel campo autore “Ubaldi”, ma anche il computer non ne sapeva nulla. Lui allora ha scosso la testa e se n’è andato borbottando qualcosa sull’ignoranza dei librai moderni che non ho bene afferrato.
Per curiosità, una volta rimasto solo ho fatto una ricerca su Google. È spuntato fuori non solo che un certo Pietro Ubaldi esiste, ma che è davvero un pezzo grosso della filosofia mondiale, anche se a quanto ho capito sono soprattutto gli americani a considerarlo tale. Un suo scritto in particolare, The great syntesis, è tuttora oggetto di studio. Certo, è poco per considerarlo «lo scrittore italiano più famoso nel mondo dopo Pirandello», ma non si può mai sapere come la penseranno fra duecento anni.
Tutto questo, comunque, per dire che uno dei vantaggi di lavorare in libreria è che volente o nolente si imparano un sacco di cose. Per esempio. È ormai noto che io nutro qualcosa di simile all’idolatria per Philip Roth; e anche Primo Levi mi piace parecchio. Bene, se non avessi lavorato in una libreria, difficilmente avrei saputo, come mi ha detto una cliente/amica, che nell’ultima edizione di un libro di Levi (Il sistema periodico) è contenuta un’intervista di Roth all’autore comparsa decenni fa sulla Stampa. (In effetti essere un apprendista libraio mi ha permesso anche di leggere l’intervista senza dover comprare il libro, ma lasciamo perdere questo aspetto per ora.)
Altre cose che ho imparato?
Che le librerie spesso ricevono dalle case editrici delle bozze rilegate di alcuni libri, mesi prima che gli stessi volumi finiscano sugli scaffali, credo per permettere al libraio di farsene un’idea. In questo modo io ho letto con un mese di anticipo il nuovo romanzo di Ammaniti, sugli scaffali solo a fine ottobre.
Ho imparato, purtroppo, che i libri stanno aumentando di prezzo a un ritmo vertiginoso. Per non farsene accorgere le case editrici hanno un sistema: aumentano i prezzi di poco – dieci, venti centesimi per volta – ma con frequenza altissima. Com’è facile immaginare questa strategia è attuata soprattutto con i tascabili, con il risultato che certe edizioni che passano per "economiche" ormai arrivano a costare anche diciotto (18) euro. Le prove materiali di tutto questo non sono tanto i fogli pieni di titoli con vecchio e nuovo prezzo che le case editrici mandano alle librerie a cadenza mensile. E nemmeno le diottrie che io perdo ogni volta che devo spulciare queste liste, trovare i libri elencati e appiccicargli un nuovo prezzo. No, le prove materiali sono quei libri che si vendono più lentamente di quanto aumenti il loro valore, col risultato che il loro prezzo, passato in poco tempo per esempio da 12.000 lire a 13 euro, è coperto tre, quattro, anche cinque volte, da quello nuovo.
Gli ultimi arrivi, poi, ormai costano una vera follia. Certi prezzi esorbitanti a volte sono parzialmente giustificati dalla mole biblica del volume: vedi gli ultimi romanzi di Thomas Pynchon, Stephen King e – uff – Dan Brown, il cui costo ormai si aggira intorno alla paga giornaliera di un lavoratore precario, e certe volte la supera. Il problema nasce quando, inspiegabilmente, a costare parecchio è un libro di poche pagine. L’uomo che cade di Don DeLillo, uscito per i Supercoralli Einaudi, è un esempio perfetto. Costa(va) diciannove euro, ma credo che non arrivasse alle duecento pagine. Di fronte a un prezzo del genere non puoi fare a meno di chiederti chi comprerà quel libro se non un fan sfegatato di DeLillo. Un fan particolarmente ricco, per giunta.

© 2009 Stefano Amato